Italia
Condannate per la morte di Rachele
Due anni (pena sospesa) alle due educatrici che non videro la bambina di 5 anni annegare nella piscina comunale
PISA. Non si accorsero di una bimba di 5 anni che era scesa in piscina, in un punto dove non toccava, e che dopo aver perso il tubo galleggiante era andata a fondo rimanendo sott’acqua per almeno quattro minuti. Una morte atroce avvenuta a pochi metri da chi avrebbe dovuto vigilare sull’incolumità di quella creatura indifesa.
Lei, la vittima, si chiamava Rachele Medda, figlia di due psichiatri che il giorno dell’iscrizione chiarirono che la loro bimba non sapeva nuotare. «Ci fu risposto che non era un problema perché avrebbero fatto solo dei giochi d'acqua specificando anche che nessuno dei bambini avrebbe nuotato» disse in aula il papà della piccina.
Loro, le due istruttrici, ieri mattina sono state condannate dal giudice Pietro Murano a due anni, con la sospensione condizionale, per omicidio colposo. La stessa pena che la difesa di una delle imputate (Ramalli, ndr) voleva patteggiare, ma non ottenne il consenso della Procura. Il pm onorario Massimiliano Costabile aveva chiesto tre anni rimarcando la negligenza delle imputate per non aver saputo garantire la vigilanza sulla piccola.
La tragedia del 28 agosto 2013 nella piscina comunale gestita dalla Canottieri Arno si traduce in una sentenza di colpevolezza per Debora Ramalli, 50 anni, istruttrice, ora alla Nuoto Livorno, ed Elena Bini, 29, entrambe residenti a Pisa.
Prima della discussione delle parti, le due imputate hanno chiesto di poter parlare. In aula c’era anche il padre della piccola, il dottor Pierpaolo Medda, 55 anni, nato a Cagliari, psichiatra dell'Aoup al Santa Chiara. Non ha mai partecipato alle udienze la mamma, Cristiana Manzi, 45 anni, anche lei psichiatra, originaria di Montecalvoli. Al ricordo della figlia, soprattutto nel racconto della sequenza che anticipò la tragedia, il medico si è commosso più volte. Al suo fianco l’avvocato Carlo Porcaro D’Ambrosio. La famiglia è uscita dal processo come parte civile dopo il risarcimento dell’assicurazione della Canottieri Arno. Il papà voleva comunque essere presente alla sentenza. Non è mai stato animato da spirito punitivo, ma la concessione della condizionale lo ha sorpreso.
Debora Ramalli, voce incrinata da un pianto sommesso, difesa dall’avvocato Andrea Di Giuliomaria, si è rivolta al giudice: «Non mi sono accorta che Rachele era entrata in acqua. È passata alle mie spalle. Se ci fosse stato il bagnino dalla sua posizione avrebbe visto e così l'avrei afferrata. Mi scuso davvero tanto è un dolore immenso». Quello dell’assistente bagnante è stato un aspetto su cui la difesa Ramalli ha insistito. Non c’era. E questa per l’avvocato Di Giuliomaria è stata un’omissione in capo al gestore. «Nel filmato si vede la Ramalli circondata dai bambini – ha spiegato –. L'altra (Bini, ndr) con altri bimbi. Rachele entra in vasca alle spalle della mia cliente. Non era un corso di nuoto, ma un campo solare con attività ludiche. La Canottieri Arno si è sempre smarcata dal fatto che l’assistente bagnante fosse assente. Faceva manutenzione, ma era all'interno della struttura e indossava la maglietta con la scritta salvataggio. Le due educatrici si dovevano occupare dei bambini e furono lasciate a lavorare in una condizione di pericolo. La figura del bagnino era indispensabile».
Poche parole per l’altra imputata, Elena Bini, difesa dall’avvocato Anna Francini: «Sono estremamente dispiaciuta per la tragedia. Sono diventata madre da poco e posso capire cosa ha passato e passerà questa famiglia. Non ho visto Rachele perché non era entrata dalla parte in cui mi trovavo con i bimbi».
Per l’avvocato Francini la posizione della Bini differiva da quella della coimputata. «Aveva un ruolo inferiore e subalterno a quello della Ramalli – ha sottolineato –. Bini non vide l’altra parte della vasca, dove l’acqua arriva a 1,3 mt perché c’era un muretto divisorio e aveva anche il sole in fronte. Rachele poi non era entrata nella sua parte di piscina, ma in quella opposta». Il giudice si è ritirato per una camera di consiglio molto breve e poco dopo le 13,30 è uscito con la sentenza. Condanna per entrambe con pena sospesa.
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