Gioco
Condannati i finti finanzieri per la truffa a un avvocato
Pena di 4 anni e 8 mesi e risarcimento di 35mila euro da versare al professionista. Si presentarono in divisa e minacciando un accertamento fiscale presero soldi e gioielli
PISA. La rapina è diventata truffa aggravata con sequestro di persona. E i sei anni chiesti dal pm si sono trasformati in 4 anni e 8 mesi di reclusione con 5 anni di interdizione dai pubblici uffici. La stangata da film andata in scena nel luglio 2016 ai danni di un noto professionista pisano, ieri mattina ha avuto il primo verdetto. Il gup Pietro Murano, in rito abbreviato (sconto di un terzo) ha condannato alla stessa pena Gianfranco Cassano, 64 anni e Loris Lunardi, 51 anni, originario di Reggio Calabria, entrambi residenti a Torino. Ai due è stato riconosciuto anche il reato di usurpazione di pubbliche funzioni in concorso. All’epoca furono tre gli arrestati e una donna torinese denunciata. Tutti travestiti da finanzieri per interpretare i personaggi capaci di terrorizzare l’avvocato Giuseppe Cutellè, 60 anni, residenza e studio a Pisa. Il giudice ha disposto a suo favore un risarcimento dei danni con una provvisionale immediatamente esecutiva di 35mila euro. L’equivalente del bottino - tra soldi e gioielli - portato via con l’inganno quasi due anni fa. I due imputati sono ancora in carcere e nell’udienza di ieri mattina (pm Aldo Mantovani) non erano presenti. A loro carico ci sono denunce in tutta Italia per episodi simili.
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Le indagini non hanno appurato la quasi certa presenza in zona di un basista pronto a segnalare la residenza dell’avvocato da colpire. «Suonarono al campanello di casa. Chiesi chi fosse e loro mi risposero che erano della finanza e che dovevano fare una perquisizione. Li lasciai entrare» ricorda con il Tirreno l’avvocato vittima della truffa. Uno dei tanti nell’elenco ancora provvisorio attribuito ai due sotto che in altri casi sono stati affiancati anche da complici. Gli portarono via almeno 35mila euro in soldi e preziosi. Una tecnica rodata ed efficace quella di puntare all’intimidazione della divisa e alla minaccia di passare dei guai peggiori di una semplice perquisizione. «Si presentarono come finanzieri esibendo un decreto per una perquisizione e così aprii la porta – spiega il legale –. Mi dissero che ero indagato a Firenze per una serie di reati tra cui ricettazione, evasione fiscale ed esportazione illegale di valuta. Mi colsero alla sprovvista. Non sapevo niente di quella indagine che, infatti, non esisteva». Quella strana visita diventò certezza del raggiro quando l’avvocato si informò sulla presunta inchiesta in cui doveva essere indagato. Era inesistente. La denuncia in questura e l’acquisizione delle immagini riprese dalla videosorveglianza da parte degli investigatori della squadra mobile, furono sufficienti a far risalire i poliziotti della squadra mobile ai finti finanzieri. Cassano, che si faceva chiamare “capitano” o “comandante” durate le recite per derubare le vittime dei controlli farlocchi, aveva già passato arresto e condanna in primo grado per una serie di episodi identici avvenuti in Piemonte. In quell’occasione l’abito di scena era la divisa da carabiniere.
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