Il Tirreno

Pisa

Dieci medici sotto inchiesta per la morte in ospedale del neonato caduto in casa

di Pietro Barghigiani
Dieci medici sotto inchiesta per la morte in ospedale del neonato caduto in casa

Contestata l’accusa di omicidio colposo a chi si è occupato del bimbo di due mesi Sotto la lente la pediatria e la neonatologia. Lunedì l’incarico per l’autopsia

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PISA. Tutti i medici che si sono occupati del neonato morto alle 6,30 di domenica 27 maggio nel reparto di neonatologia sono indagati con l’accusa di omicidio colposo.

La notifica dell’iscrizione disposta dal sostituto procuratore Flavia Alemi è arrivata ieri ai professionisti dell’Azienda ospedaliera.

Si tratta di dieci medici che, nelle varie fasi del ricovero del bimbo, hanno avuto a che fare con il monitoraggio e la cura del piccolo, le cui lesioni al cranico, dovute alla caduta sul pavimento della cucina, alla fine si sono rivelate fatali.

I professionisti sono assistiti, tra gli altri, dagli avvocati Mario De Giorgio, Giuseppe Carvelli e Patrizio Pugliese, mentre il padre di Gerardo Maria, il dottor Daniele Di Stefano, anche lui indagato per omicidio colposo, è difeso dai legali Andrea Di Giuliomaria e Maria Teresa Schettini.

In tutto sono undici gli indagati che ora avranno modo non solo di nominare gli avvocati di fiducia, ma di indicare i medici legali in vista del conferimento dell’incarico per l’autopsia previsto per lunedì prossimo.

Il bimbo di due mesi dal 27 maggio è all’istituto di medicina legale in attesa che le verifiche preliminari delegate dal magistrato alla squadra mobile della questura individuassero contesti, turni e ordini di servizio per le presenze nei reparti delle persone da sottoporre a indagine.

Dalla pediatria alla neonatologia (in quel reparto sono sei i professionisti indagati) i medici che si sono occupati del bimbo devono ora difendersi dall’accusa di aver trascurato o tenuto un comportamento negligente nel corso del ricovero del piccolo.

Ipotesi su cui la Procura con la cautela necessaria per la delicatezza del caso nato come incidente domestico e dall’epilogo tragico che fino all’ultimo non era poi così scontato.

Il papà, medico psichiatra al San Giuseppe di Empoli, la sera del 26 maggio stava allattando con il biberon il figlio. Erano in cucina. «Mi è scivolato, non so come sia potuto accadere» ha ripetuto agli investigatori l’uomo devastato dal dolore.

Sono le 23. L’ambulanza con medico a bordo inviata dalla centrale operativa del 118 trasporta il neonato al pronto soccorso di Cisanello.

Qui, presente un Pegaso arrivato per un paziente adulto da Grosseto, valutano il trasferimento al Meyer di Firenze, ma il velivolo non ha la culla termica.

Quando atterra l’elisoccorso dal Cinquale i sanitari decidono che le condizioni di Giuseppe Maria sono gravissime e il volo ne metterebbe in pericolo la vita.

Il bimbo viene portato in neonatologia dove alle 6,30 muore.

Cosa sia successo nel corso della notte è il nodo dell’inchiesta.

Il bimbo era sì in serie condizioni, ma si era anche stabilizzato al punto che i medici avevano detto ai genitori di tornare a casa perché sembrava superata la fase del pericolo imminente.

Poi il rovesciamento delle aspettative con il quadro clinico che da speranzoso è virato al disperato fino alla constatazione di un decesso che ha commosso anche l’équipe sanitaria. Dall’autopsia gli inquirenti si aspettano indicazioni utili per poter definire meglio ruoli ed eventualità responsabilità mediche sulle ultime ore di vita del neonato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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