Il Tirreno

Pisa

Pegaso non aveva la culla incubatrice

di Pietro Barghigiani
Pegaso non aveva la culla incubatrice

Neonato caduto dalle braccia del padre. Per la carenza nell’elisoccorso non fu possibile trasferire il piccolo al Meyer

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PISA. Quando è atterrato il primo Pegaso dall’aeroporto del Cinquale a Cisanello si sono accorti che mancava la culla incubatrice. Senza quell’apparecchiatura sarebbe stato impossibile trasferire al Meyer il neonato arrivato in ospedale qualche ora prima dopo essere caduto a terra, scivolato dalle braccia del papà. Allora è stato chiamato un altro elicosoccorso. Il secondo Pegaso aveva l’equipaggiamento completo, ma a quel punto le condizioni del piccolo erano talmente compromesse che tentare il trasporto all’ospedale pediatrico fiorentino sarebbe stato un azzardo inutile. Alle 6,30 di una settimana fa Gerardo Maria ha concluso la sua breve esistenza. Aveva due mesi. Se e come la sua vita poteva essere salvata è il rovello a cui cerca di dare una risposta l’inchiesta della magistratura.

L’assenza della culla è uno degli aspetti organizzativi al centro delle indagini della polizia che al momento ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati del padre del neonato, il dottor Daniele Di Stefano – psichiatra 43enne pisano in servizio all’ospedale di Empoli - a cui il figlio era scivolato sul pavimento sabato sera mentre in cucina gli stava dando il latte con il biberon. Un incidente domestico che ha innescato una catena di tappe finite ora sotto la lente della Procura che vanno dal 118 al pronto soccorso di Cisanello, dalla neonatologia del Santa Chiara al servizio di elisoccorso Pegaso.

Il conferimento dell’incarico al medico legale, disposto dal magistrato Flavia Alemi, è previsto per l’11 giugno. Saranno professionisti che lavorano fuori Pisa. Una questione di opportunità e di metodo per evitare possibili conflitti di interesse e incompatibilità con l’ambiente ospedaliero e universitario. La platea di chi verrà iscritto nel registro degli indagati è ampia e articolata nella sequenza di chi si è occupato del bimbo nel suo calvario, dall’incidente casalingo alla cella frigorifera di medicina legale. E non ultimo incide l’elemento del Pegaso arrivato dal Cinquale (può volare anche di notte) senza la culla incubatrice. Un viaggio inutile e, soprattutto, capace di provocare una perdita di tempo solo per rendersi conto di un elisoccorso neutralizzato nel suo uso da una carenza tecnica fondamentale. Minuti trascorsi nell’attesa del secondo Pegaso, arrivato quando le condizioni di Gerardo Maria non consentivano spostamenti.

I medici hanno ritenuto di non doverlo trasferire per non esporlo a rischi inutili considerato l’aggravamento del quadro clinico. Una situazione contro cui i sanitari hanno dovuto alzare bandiera bianca nel primo mattino.

Se il neonato fosse arrivato al Meyer con il primo Pegaso avrebbe potuto essere salvato?

Chi ha allertato da Pisa l’elisoccorso ha specificato che si trattava del trasferimento di un neonato con il corredo di accorgimenti che il baby paziente avrebbe dovuto avere?

Chi, nell’organizzazione Pegaso, ha ricevuto la telefonata si è premurato di chiarire che tipo di paziente sarebbero andati a prendere a Cisanello verificando la corrispondenza dell’equipaggiamento in dotazione in quel momento sul velivolo all’intervento cui far fronte?

Quesiti sui quali gli investigatori stanno ragionando anche per definire ruoli e responsabilità di chi riceverà l’avviso di garanzia.

«Che cosa può essere successo? Non lo so, non so se abbia avuto un problema intracranico» aveva detto al Tirreno il padre del bimbo. Dalla casa di via Nicola Pisano Gerardo Maria era stato portato verso le 23 in ambulanza con medico a bordo al pronto soccorso di Cisanello. Poi l’aggravarsi della situazione aveva spinto i medici a trasferirlo alla neonatologia del Santa Chiara. E lì è morto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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