Finanza
«Non vide un tumore», chiesto il processo
La Procura vuole a giudizio un medico. L’accusa: neoplasia del paziente poi morto scambiata per infiammazione
PISA. La Procura vuole processare il medico di famiglia di un odontotecnico morto per una tumore che, secondo l’accusa, non era stato diagnosticato in tempo.
Il sostituto procuratore Giancarlo Dominijanni ha chiesto il rinvio a giudizio del dottor Attilio Costagli, 67 anni, studio e residenza a Pontedera. L’accusa contestata è quella di omicidio colposo.
La storia risale al dicembre 2016. Il paziente, 57 anni, sposato con una professionista pontederese, trascorse i suoi ultimi giorni all’hospice di via Garibaldi a Pisa. Il prologo di un decesso annunciato era finito nel fascicolo del magistrato dopo l’esposto firmato dalla moglie dell’odontotecnico. Per lei il marito poteva essere salvato se solo i medici avessero capito in tempo cosa aveva iniziato a uccidere il coniuge. Oltre al medico di famiglia, la Procura aveva indagato anche sette medici di Cisanello del gruppo oncologico multidisciplinare, che avevano avuto in cura, nella fase pre-terminale della malattia, l’odontotecnico prima del trasferimento all’hospice. Consulenze tecniche e riscontri sulle cartelle cliniche avevano poi convinto il pm a escludere le responsabilità del personale dell’azienda ospedaliera. E il naturale epilogo per i sette indagati era stata l’archiviazione a cui la parte offesa non si era opposta. Nell’inchiesta è rimasto, quindi, solo il medico di famiglia. L’accusa nei suoi confronti sarebbe quella di aver trascurato un tumore scambiandolo per un’infiammazione da emorroidi. Secondo l’accusa se errore c’è stato deve essere fatto risalire a livello temporale e diagnostico al dottor Costagli che, nell’ipotesi della Procura, non si accorse della neoplasia rassicurando il paziente su una più innocua infiammazione.
Prima del capolinea dell’hospice, l’odontotecnico era stato a lungo e più volte ricoverato a Cisanello. Quella che avrebbe dovuto essere un’infiammazione alla fine si palesò nella sua tragica consistenza. Era un tumore riscontrato quando ormai era in fase avanzata e al 57enne non restavano molte possibilità di riuscire a sconfiggerlo. Le consulenze avevano dimostrato che, una volta arrivato a Cisanello, il paziente non poteva più essere salvato. A monte, per l’accusa, ci sarebbe la responsabilità del medico di famiglia a cui viene contestata la mancata diagnosi in tempi certi della neoplasia mortale.(p.b.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
