La manifestazione
Logli: «Se Roberta tornasse sarebbe una gioia immensa»
Nella lunga “confessione” in tv lo sfogo: «Da quando è scomparsa non si vive più. È dura, comunque»
PISA. «Ho speranza, paura no. Quando uno non ha fatto niente. Credo fortemente nella giustizia e la verità deve venir fuori. Lo ripeto continuamente. Sono il primo attore, ma mi sembra di essere un turista perché io non c’entro nulla in questa storia. Me ne dimentico spesso perché non riesco a capire perché mi trovo qui».
Antonio Logli e il rapporto con i figli. «Sono eccezionali» dice. E poi Sara Calzolaio, l’amante diventata convivente, «ma non subito, dopo un anno». I cellulari fatti buttare? «Avevo paura che venisse Roberta e sapesse che stavamo insieme io e Sara. Niente di più e niente di meno. Se avessi saputo che Roberta non c’era, qual era il motivo di far distruggere i cellulari? Non c’era motivo, nessuno ne sarebbe venuto a conoscenza». Nella lunga intervista a “Quarto Grado” Logli racconta la sua verità. Nega di aver voluto tagliare i ponti con i parenti di Roberta e alla domanda su perché la moglie avrebbe dovuto andarsene, risponde: «Non ho capito perché lei se ne fosse andata. Non so dov’è. Nessuno di noi le ha fatto del male. Secondo noi, lei è viva ed è da qualche parte. Sono innocente. Non ho mai fatto del male a nessuno. L’ho già detto e lo ripeto all’infinito. Tantomeno a Roberta. Ammazzatemi perché l’ho tradita, quello sì, ma non le ho mai fatto del male».
Come anticipato ieri dal Tirreno Logli mette a fuoco uno scenario in cui la moglie «possa essere uscita a buttare l’immondizia e l’abbiano rapita, ma la preoccupazione più grande è che possa essere segregata da qualche parte. Ecco, questo è il pensiero che mi fa più paura. Perché se lei è da qualche parte e sta bene, io sono contento e spero che sia così». Sulla simulazione dell’avvistamento in via Gigli, la strada dove i supertesti Gozi e Piampiani dicono di averlo visto la notte del 13 gennaio 2012, Logli spiega che era lì con un collaboratore dell’autoscuola che viveva proprio in quella strada, ma a distanza di qualche centinaio di metri dal punto indicato dai testi. «Avevamo messo nella mia auto una macchinina giocattolo per il figlio e il discorso sull’avvistamento era solo un pour parler – spiega –. E poi sapevo di essere intercettato perché le cimici erano evidenti». E se Roberta tornasse? «Ma sicuramente sarebbe una gioia immensa. Si ricomincerebbe a vivere. Il problema di Sara sarebbe irrisorio, perché una soluzione si trova a tutto». Logli dice di pensare continuamente alla moglie «le chiedo continuamente di tornare, perché non sai che peso. Spessissimo penso a lei. È uno dei pensieri ricorrenti, la preoccupazione di sapere dove sia Roberta». In questi anni Logli dice aver vissuto sotto pressione e di aver trovato il conforto dei figli. Con una presenza che aleggia sulla famiglia. «Da quando è scomparsa, praticamente non si vive più – confida –. Si sopravvive. Si va avanti giorno per giorno. Cerco di parare tutte le difficoltà che possono incontrare i miei figli e ce ne sono capitate di cotte e di crude, e si va avanti. È dura, comunque». (p. b.)
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