Il Tirreno

Pisa

Senzatetto trova e restituisce un portafogli

di Stefano Taglione
Rocco Antonio Egitto, il senzatetto che ha restituito il portafoglio
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Rocco Antonio Egitto, il senzatetto che ha restituito il portafoglio

"Non ho visto quanti soldi c'erano, ma non ho avuto dubbi. Una volta è capitato a me e mi sono arrabbiato. L’ho dato alla polizia»

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PISA. «Che cosa ho pensato in quel momento? Che quando mi rubarono il portafogli con 300 euro dentro mi hanno fatto girare i co***oni. Ho deciso di restituirlo appena l’ho trovato per terra: non ho nemmeno guardato quanti soldi c’erano».

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Rocco di soldi ne avrebbe bisogno a quintali. Non ha una casa e vive sull’asfalto, sotto la pensilina di un benzinaio dismesso. Lui e il suo cane Nerone di un anno e cinque mesi – d’estate e d’inverno – sopravvivono lì. Al freddo e al gelo o al caldo di giugno come in questi giorni. «Potrei andare in un centro diurno – dice – ma mi sono trovato male. Meglio per strada».

Sì, Rocco chiede l’elemosina per le strade di Pisa dal 1992 e mercoledì sera, alle 22, ha consegnato un portafogli alla polizia. Pochi minuti prima lo aveva trovato sotto un albero ai Bagni di Nerone, in largo del Parlascio. «C’era una scheda sim con un numero telefonico. Ho provato a mettermi in contatto, ma non mi ha risposto nessuno – dice il senzatetto – quindi ho chiamato i vigili urbani. Purtroppo non c’erano, quindi ho telefonato ai carabinieri, i quali alla fine mi hanno passato la questura. Ho consegnato tutto gli agenti».

Rocco Antonio Egitto è nato il primo aprile del 1961 a Gioia Tauro e due mesi fa ha compiuto 57 anni. Viene dalla Calabria, dove non torna dall’85. «Mi piacerebbe rivedere Gioia Tauro, ma chi li ha i soldi per il viaggio?» dice. Ogni giorno chiede l’elemosina davanti alla filiale del Monte dei Paschi di Siena di Borgo Stretto, proprio in largo Ciro Menotti. La sera si trasferisce davanti a Mr. Sgabeo, in via Carlo Fedeli. Poi di notte dorme sotto la pensilina di un benzinaio dismesso di via Cardinale Maffi.

«Qui mi conoscono tutti – sostiene Rocco, benvoluto da chiunque nel quartiere – anche la polizia. Quando ho riconsegnato il portafogli gli agenti mi hanno ringraziato. Non penso che ce ne fosse bisogno: il mio è un gesto normale, anche se è chiaro che non ho soldi, sono povero e vivo per strada per necessità».

Fino al 1992, in realtà, Egitto era un imprenditore. Di denaro ne aveva. Dopo l’infanzia trascorsa a Gioia Tauro, infatti, ha aperto un’azienda edile a Ivrea, in Piemonte. Poi è fallita. E lassù sono rimasti i parenti. «Dovevo tornarci qualche giorno fa, perché è morta mia zia – dice – ma non ce l’ho fatta. Mi dispiace, ha avuto un infarto a 79 anni, almeno è morta bene. Purtroppo Ivrea non è uno di quei posti dove torno volentieri». A differenza di Gioia Tauro, la città che porta nel cuore. Dopo la parentesi del nord Italia, anziché tornare al sud, ha deciso però di trasferirsi a Pisa. «È una città che mi piace, mi trovo bene con le persone», dice. Poi dai suoi occhi sgorgano le lacrime. «Lavoravo come muratore per la ditta che costruiva i campi sportivi a Calambrone – ricorda – ma quando il lavoro è diminuito sono stato il primo a perderlo. Ogni tanto mi chiamavano, ma non potevo più vivere. A Livorno ho fatto anche il guardiano per il canile di Campo di Marte».

Da allora, però, Rocco sopravvive di elemosina. Con i soldi dei passanti di Borgo Stretto e il risveglio obbligato dal frastuono del traffico. Esposto a ogni intemperie e riparato solo dalla pensilina della pompa di benzina. Con un sogno: quello di tornare almeno una volta nella sua Gioia Tauro. La città dove è nato e che ama pure più di Pisa.


 

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