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Pisa

Prima sconfitta dopo essere passati in vantaggio

Prima sconfitta dopo essere passati in vantaggio

La partita con la Viterbese ha riassunto in 90’ l’intero campionario di problemi evidenziati nella stagione

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PISA. Il Pisa eliminato dalla Viterbese ha riassunto in 90’ l’intero campionario di problemi evidenziati nell’arco della stagione. Anzi, è riuscito a fare peggio di tutte le altre gare. Infatti per la prima volta ha perso una partita in cui era passato in vantaggio per 1-0: delle precedenti 16 sfide incanalate positivamente ne aveva vinte 15 e pareggiata una, con l’Alessandria. I nerazzurri hanno confermato l’incapacità di ribaltare un risultato negativo: l’impresa è stata centrata soltanto a Carrara (dallo 0-2 al 3-2) su 14 incontri, di cui 9 precipitati in una sconfitta. Particolarmente pesante il bilancio all’Arena: il Pisa è andato sotto in 5 incontri (prima del match con la Viterbese, quelli con Pistoiese, Arezzo, Lucchese e Carrarese), incorrendo in 4 battute d’arresto e un pari (con la Pistoiese). Una curiosità: l’ultima sconfitta stagionale tra le mura amiche ha ripetuto, sebbene con una diversa evoluzione, il medesimo 2-3 subìto in occasione del primo scivolone interno con l’Arezzo ed anche allora per il Pisa segnarono un difensore centrale (Carillo come Ingrosso) e un’ala sinistra subentrata (Negro come Mannini). La rete iniziale di uno stopper era benaugurante nel primo turno interno dei playoff: una simile circostanza era avvenuta anche nel 2016, quando il Pisa sbloccò il risultato con la Maceratese grazie ad un’incornata di Luca Crescenzi.

Giovanni Corrado ha sintetizzato i guai del Pisa in una frase: «La rosa non è mai diventata una squadra”». In effetti raramente abbiamo notato quel bonus che scaturisce in una vera squadra dall’amalgama e non dalla semplice somma aritmetica di undici buoni giocatori: la capacità di integrare le doti del compagno e di compensarne i difetti arrivando a comporre un tutt’uno, dal quale sono difficilmente separabili i meriti ed i demeriti dei singoli. Ad esempio, nella difesa a tre del 2006-2007 Calori, Chiarini e Zattarin fondevano nel reparto doti fisiche e tecniche molto diverse, forse opposte, che si esaltavano reciprocamente nel mutuo soccorso. Un’alchimia di squadra che non si raggiunge massimizzando il talento, ma trovando un gruppo di elementi, magari non tutti al top, ma che sappiano andare d’accordo, soprattutto all’interno del rettangolo verde. Purtroppo la squadra di quest’anno somiglia maggiormente a quella del “secondo Braglia” (2014-15), con tanta classe e poca anima. Non a caso il tecnico grossetano venne esonerato quando il Pisa, dopo 28 partite giocate (ed una da recuperare a Reggio Emilia), era quarto a 47 punti, mentre quest’anno nello stesso punto del campionato lo Sporting Club era terzo a 48 lunghezze (2 in più della Viterbese, quarta). Quattro anni fa il team rossocrociato era virtualmente fuori dai playoff, che non erano ancora allargati alla decima o all’undicesima piazza, altrimenti probabilmente Braglia avrebbe potuto giocarsi fino in fondo le proprie chance, come ora sta facendo brillantemente a Cosenza.

Massimo Berutto

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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