Il Tirreno

Pisa

Pisa la pioniera d’Europa per salvare le opere d’arte

di Sharon Braithwaite
Pisa la pioniera d’Europa per salvare le opere d’arte

Conclusa la sperimentazione con i nanomateriali applicati sulle pietre del Duomo Il progetto finanziato con 6,5 milioni: «Da giugno il prodotto andrà sul mercato»

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PISA. I nanomateriali salveranno i giganti della cultura mondiale, patrimonio dell’umanità, dal passare del tempo, dalle intemperie e dall’inquinamento ambientale. Il progetto “Nano Cathedral”, finanziato dalla Comunità europea con circa 6,5 milioni di euro, si è da poco concluso e ieri mattina, nell’ex sala affreschi del Camposanto monumentale, sono stati presentati i risultati ottenuti in tre anni di ricerca e sperimentazione.

Il Duomo di Santa Maria Assunta, che svetta in Piazza dei Miracoli, è stato oggetto degli esperimenti insieme all’Opera House di Oslo e le cattedrali di Vienna, Colonia, Ghent e Vitoria-Gasteiz. Il progetto ha sviluppato nuovi materiali, tecnologie e procedure per la conservazione del materiale lapideo degradato in edifici monumentali, cattedrali e architettura contemporanea di alto valore, con particolare attenzione alla conservazione dei materiali originali e allo sviluppo di un dettagliato approccio fatto per affrontare i problemi specifici relativi ai diversi litotipi. “Nano Cathedral” ha interessato le superfici murarie esterne della Cattedrale pisana: al centro dell’attenzione dei ricercatori il consolidamento e la protezione, nel tentativo di porre una barriera ai principali fattori che insidiano la conservazione del patrimonio architettonico monumentale. Sono state sette le aree di sperimentazione su marmo apuano e marmo di San Giuliano.

I nanomateriali prodotti dalle ditte coinvolte nel progetto sono stati applicati su superfici delimitate per verificarne la compatibilità e l’efficienza attraverso test di controllo dei parametri colorimetrici, di assorbimento d’acqua, di resistenza meccanica e indagini microscopiche, effettuati prima e dopo l’applicazione dei prodotti. I restauratori dell’Opera Primaziale sono volati ad Oslo, nell’ottica di una collaborazione internazionale: su aree circoscritte dell’Opera House, un’architettura complessa costituita da un manto marmoreo interamente calpestabile, simile a quello del Duomo pisano (ma soggetto all’aria di un mare freddo rispetto al mar Tirreno), hanno eseguito dei test preliminari e l’applicazione di materiali protettivi.

«È un progetto di successo sui beni culturali, grazie ad una squadra interdisciplinare – dice Isella Vicini, manager del progetto e della sua divulgazione – Sono stati tre anni difficili nei quali abbiamo lavorato per capire come approcciare il restauro, a partire dal degrado della pietra. Dal primo giugno il nostro consorzio offrirà al mercato il nostro metodo innovativo».

I trattamenti applicati sulle pietre dei monumenti sono di due tipi: consolidanti, per superfici molto deteriorate e in cui occorre mantenere l’adesione dei singoli granuli, e quelli atti a proteggere le superfici dai fenomeni degradanti. Questi ultimi prodotti «devono essere applicati con mezzi acquosi, ma senza che l’acqua entri nei pori; non devono modificare i colori della pietra e il trattamento deve durare almeno dieci anni», spiega Andrea Lazzeri, coordinatore del progetto. I ricercatori hanno anche intervistato centinaia di visitatori delle cattedrali in oggetto, constatando l’impatto positivo degli investimenti di restauro in termini economici e sociali sulle città. «Applichiamo questi prodotti per conservare le pietre originali, ognuna delle quali è un archivio di informazioni che non possiamo sicuramente perdere», sottolinea Anton Sutter, restauratore coordinatore dell’Opa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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