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Caso Ragusa, confermata la condanna ad Antonio Logli. Ma niente carcere - Video

Caso Ragusa, confermata la condanna ad Antonio Logli. Ma niente carcere - Video

La corte d’Appello di Firenze conferma il verdetto già scritto nel dicembre 2016: 20 anni, ma niente carcere. Restano le stesse misure cautelari della sentenza di primo grado. Annunciato il ricorso in Cassazione

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FIRENZE. Condannato.  Antonio Logli è l’assassino di sua moglie Roberta Ragusa. Dopo 6 ore di camera di consiglio, lo sostiene anche la Corte d’Assise d'Appello di Firenze che conferma il verdetto già scritto nel dicembre 2016 dal gip Elsa Iadaresta e ne cristallizza la storia processuale. È l’elettricista di San Giuliano Terme il responsabile di un omicidio efferato, così come sosteneva l’accusa. Confermata la condanna a 20 anni di reclusione: niente arresto e niente carcere, restano confermate le misure cautelari della sentenza di primo grado. Gli avvocati di Logli annunciano il ricorso in Cassazione.

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Ancora presto per capire cosa abbia spinto la corte a confermare il responso uscito dal primo grado di giudizio, ma la presidente Maria Cannizzaro, la giudice a latere Silvia Mugnaini e la giuria popolare sembrano aver dato credito alla tesi della accusa, che puntava tutto su alcuni testimoni chiave. Soprattutto sul racconto di Loris Gozi, diventato di fatto una delle colonne portanti delle sentenze di condanna. Lui lo consegna ai carabinieri solo a ottobre 2012, nove mesi dopo la scomparsa di Roberta. Ne è sicuro: quella notte, fra il 12 e il 13 gennaio 2012, ha visto Logli due volte, sempre in auto, prima da solo e poi con Roberta. Litigano. Quell'arco temporale però non convince, e poi alcuni passaggi della sua ricostruzione non tornano. In un primo momento mette a verbale di aver visto l'elettricista a mezzanotte in via Gigli da solo a bordo di una Citroen. Gozi sta accompagnando a casa la moglie Anita Gombi, uscita dal lavoro. Vive a poche centinaia di metri dal luogo dell'avvistamento, e una manciata di campi più in là c'è la casa dei Logli, in via Dini. Mezzora dopo, all'una, esce di nuovo a piedi per una passeggiata col cane.

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L'auto in cui vede marito e moglie litigare è sempre la stessa, racconta. Ma dopo pochi giorni torna in caserma. «Ho sbagliato, al primo passaggio l'auto su cui ho vito Logli era una Ford Escort, poi è spuntata la Citroen». Per la difesa era la dimostrazione di un teste inattendibile. Se si è sbagliato sul modello di auto, come può, a distanza di centinaia di metri, al buio, aver riconosciuto due persone in auto? E poi non depone a suo favore il suo passato. Nomade, abita in un prefabbricato con la moglie e i figli, fa il giostraio ma vivacchia di espedienti. E perché aspettare così tanto per uscire allo scoperto? «Non sono andato prima perché sono un sinti, e nella comunità vige una regola non scritta: chi si rivolge alle forze dell'ordine viene tagliato fuori», rispose alle contestazioni. È evidente, anche i giudici della corte d’Assise gli credono.

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I giudici non sembrano avere dubbi. È stato Logli ad uccidere la moglie per poi distruggerne e occultarne il corpo. Insomma, le tesi della difesa, secondo cui Roberta potrebbe essere ancora viva, non hanno retto. E non avrebbe retto l’ipotesi secondo la quale la donna, scomparsa a 44 anni, potrebbe essere fuggita da un matrimonio al capolinea, dopo l’ultimo litigio avuto col marito, che da tempo la tradiva con una collaboratrice della scuola guida, Sara Calzolaio.

Il pm Filippo Di Benedetto aveva chiesto la conferma dei 20 anni inflitti in primo grado dal Tribunale di Pisa il 21 dicembre 2016 (omicidio volontario e distruzione di cadavere) con l’aggiunta dell’arresto immediato per Logli. Una richiesta a cui si erano associate le parti civili, dai parenti di Roberta all’associazione Penelope che si occupa di persone scomparse. Per gli avvocati di Logli, Roberto Cavani e Saverio Sergiampietri, la prima condanna era invece stata decisa sulla base di testi inattendibili che sbagliano orari e luoghi di avvistamenti e che nel corso delle indagini da presunti diventano certi e arricchiti di dettagli ricordati strada facendo.

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La notte prima della sentenza. Logli l’ha passata in un albergo poco distante dal Palazzo di Giustizia di Novoli dove stamani, lunedì 14 maggio, alle 9,30 è entrato nell’aula 31 della Corte d’Assise d’Appello per attendere un verdetto con rito abbreviato che non ammetteva sfumature: colpevole o innocente. Nell’hotel lo aveva accompagnato anche il figlio Daniele, che nella prima udienza d’appello ha consegnato una lettera in cui sosteneva la piena innocenze del padre. Così il 55 enne di Gello, finora obbligato a non uscire di casa dalle 21 alle 6 e a non allontanarsi da Pisa e San Giuliano Terme, adesso torna un uomo libero. E Roberta resta un’ombra che aleggia su un’intera città, ma almeno la vittima ha ottenuto giustizia.

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Le tappe del caso Ragusa. Iniziano nel gennaio 2012. Prima come ricerche di una persona sparita, poi come date di una sequenza giudiziaria: nella notte tra il 13 e il 14, Roberta Ragusa sparisce nel nulla dalla sua casa di Gello a San Giuliano Terme; 8 febbraio 2012, il marito Antonio Logli viene iscritto sul registro degli indagati per l'omicidio della moglie; ottobre 2012 , Loris Gozi (che abita a Gello) va da carabinieri e racconta di aver visto Roberta e suo marito litigare aspramente in via Gigli la notte in cui la donna sparì; 29 maggio 2013: Sara Calzolaio, l’amante di Logli, viene sentita come testimone in Procura 30 aprile 2014, nel corso dell’incidente probatorio Loris Gozi conferma le accuse contro Antonio Logli; 22 settembre 2014, la Procura notifica all’elettricista di Gello l'avviso di chiusura delle indagini; 3 dicembre 2014, la Procura chiede il rinvio a giudizio del marito di Roberta per omicidio volontario e distruzione di cadavere; 6 marzo 2015, il Gup Giuseppe Laghezza legge una sentenza di non luogo a procedere, perché il fatto non sussiste, rispetto alle accuse mosse dalla Procura a Logli; 18 marzo 2016: la Cassazione annulla il proscioglimento di Logli e rinvia per un nuovo giudizio al Tribunale di Pisa; 21 dicembre 2016 il Gup Elsa Iadaresta condanna con rito abbreviato Logli a 20 anni di carcere per l’omicidio della moglie.

DALLA SCOMPARSA AL PROCESSO

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di Redazione web