Il Tirreno

Pisa

Maestra lascia un milione agli eredi, ma nessuno le porta i fiori

Pietro Barghigiani
Fiorella Fanali
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Fiorella Fanali

Un’amica denuncia: «Non viene neanche pagata la luce votiva sulla tomba». L’ateneo tra i beneficiari: «C’è un obbligo morale, ce ne faremo carico»

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PISA. I fiori li portano le amiche. La luce votiva, invece, non la paga nessuno su quella lapide al primo piano del cimitero di via Pietrasantina che custodisce corpi e memoria di due persone che la comunità dovrebbe solo ringraziare. Eppure gli eredi ne avrebbero di motivi per andare al cimitero: hanno ricevuto circa un milione di euro. Ma il destino materiale di quel lascito non ha seguito del tutto le aspettative della benefattrice. Fiorella Fanali, per 38 anni maestra elementare a Pisa e a Uliveto Terme, non aveva scritto nel testamento chi avrebbe dovuto occuparsi della sua tomba dove riposa anche il marito, Piero Consani, insegnante di chimica al liceo Dini, deceduto nel 2011.

Lei era scomparsa nel marzo 2015 a 78 anni. Vedova, senza figli, per nove mesi il corpo era rimasto a medicina legale perché non era chiaro chi avrebbe dovuto accollarsi le spese del funerale. L’università e un’associazione animalista, con quote diverse, erano state indicate come beneficiarie. Solo che parte del lascito era stata assegnata a un’associazione per la pediatria in seno all’ateneo che non esisteva più da anni. E questa indicazione aveva lasciato un vuoto che il notaio aveva colmato, legge alla mano, assegnando ad alcuni parenti di quarto grado, esclusi dal testamento e con cui la donna non era in rapporti da anni, almeno la metà del patrimonio.

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Per 9/20 è andato all’università e per un 1/20 a un’associazione animalista. Nazzarena Marcucci con Iva e Mirta era una delle amiche più intime di Fiorella nel quartiere di San Giusto. Quando va al cimitero e vede quella tomba senza luce le si stringe il cuore. Dice al Tirreno: «Fiorella ha fatto tanta beneficenza. Però nel testamento non c’era scritto che dopo la sua morte gli eredi dovevano ricordarsi di pagare almeno un minimo di fiori e la luce votiva. Nessuno degli eredi si preoccupa della tomba. Ho visto che manca la lampadina e ho chiesto al custode cosa era successo. Mi ha risposto che nessuno paga il servizio. Ecco perché è stata tolta. Con Iva e Mirta le stavamo vicino e non abbiamo mai voluto soldi. Per noi era solo un’amica. Mi sento in dovere di lanciare un appello agli eredi affinché vadano alla Misericordia e paghino il contratto per la luce sulla tomba e ogni tanto portino anche dei fiori. Finora ci sono solo quelli delle amiche che in vita e anche dopo non hanno mai voluto un soldo da Fiorella ». All’epoca l’università, con il direttore Riccardo Grasso a muoversi in prima persona, anticipò le spese del funerale dando dignità e il legittimo riconoscimento alla generosità della maestra elementare. Anche se il testamento non obbliga gli eredi a farsi carico delle spese, tra luce e fiori, l’ateneo raccoglie l’appello dell’amica Nazzarena. «Tutti gli eredi dovrebbero moralmente sentirsi obbligati a far fronte a queste spese – risponde il direttore Grasso –. Di sicuro l’università farà la sua parte». La generosità affidata a quelle pagine scritte a mano in cui Fiorella dava indicazioni per i suoi beni ha trovato il cavillo della legge che ha permesso ai parenti che non voleva nel testamento di rientrare in gioco. Lei se li era dimenticati in vita, loro continuano a ignorarla anche dopo aver ricevuto oltre mezzo milione di euro.

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