Il Tirreno

Pisa

Più posti di lavoro ma poveri e precari

di Danilo Renzullo
Più posti di lavoro ma poveri e precari

Pisa recupera i livelli occupazionali pre-crisi: è terza in Italia

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PISA. Non solo il tasso di occupazione torna ai livelli pre-crisi, ma la percentuale di lavoratori cresce rispetto al 2007, quando la parabola toccò il punto più alto iniziando poi la fase discendente. La qualità del lavoro, tra precariato e infortuni, prosegue invece in una lenta, ma inesorabile regressione.

L’uscita dalla crisi, economica e lavorativa, è probabilmente ancora lontana, ma uno spiraglio sembra far filtrare un po’ di luce in un percorso buio durato quasi dieci anni. In cui, la provincia di Pisa risulta una delle poche a livello nazionale ad aver resistito al crollo degli occupati. Almeno secondo la fotografia scattata da Manageritalia, l’organizzazione di riferimento dei manager e delle alte professionalità del terziario, che insieme ad AstroRicerche ha analizzato, su dati Istat, l’andamento del lavoro e del numero di occupati nell’ultimo decennio. Forse non è l’isola felice, ma la provincia di Pisa rappresenta una delle poche virtuose a livello nazionale.

Terza, dopo Venezia e Livorno, per la tenuta occupazionale e una delle poche che registra segni positivi. Lo scorso anno, il 68,9% dei residenti in provincia di Pisa risultava occupato. Il 4,3% in più rispetto al 2007, ultimo anno di segni più prima della crisi che per quasi dieci anni ha fatto registrare solo valori negativi.

La ripresa occupazionale è trainata dalle donne. Nonostante un tasso di occupazione inferiore agli uomini (lo scorso anno era al lavoro il 74,6% della popolazione maschile contro il 63,1% di quella femminile) sono le donne che hanno determinato nell’ultimo decennio la ripresa lavorativa, facendo segnare l’8,7% in più di occupati. Gli uomini continuano invece a sentire gli effetti della crisi. Tra Pisa e provincia, nel 2017 era impiegato lo 0,3% in meno degli uomini rispetto a dieci anni prima. Se il tasso di occupazione generale fa registrare uno spiraglio, quello giovanile continua ad incassare indici negativi. Secondo le statistiche elaborate da Manageritalia il 71,7% della popolazione pisana tra i 25 e 34 anni è regolato da un contratto di lavoro, il 3,1% in meno rispetto al 2007 con le donne che, ancora una volta, evitano il tracollo con un tasso di occupazione aumentato del 6,2% rispetto agli ultimi dieci anni, mentre crolla quello maschile (meno 12,5%).

In termini di variazione dell’occupazione tra il 2007 e il 2017, quella pisana è una delle 35 province italiane che presenta segni positivi. Piccoli spiragli che non rappresentano ancora un segno di stabilità, né di qualità. Alla ripresa economica che a partire dal 2015 ha favorito una lenta crescita del tasso di occupazione, non è infatti coinciso un miglioramento dei livelli salariali e contrattuali. Anzi. Il mondo del lavoro è andato incontro ad una crescente precarizzazione che, se da un lato è riuscita ad incrementare i segni più delle statistiche, dall’altro ha ridotto le certezze e le aspettative che un contratto di lavoro dovrebbe presentare. «È vero - sottolinea Antonio Ledda, segretario generale della Cgil di Pisa -: le statistiche ci indicano un netto recupero rispetto al periodo di crisi, con dati e numeri che ci riportano al periodo antecedente al 2008. Occorrerebbe però confrontare ed analizzare le ore lavorate, perché in questi dieci anni il lavoro è diventato sempre più povero e precario. Le politiche che dovevano garantire la ripresa hanno invece prodotto una migrazione all’estero dei giovani, ampliando ulteriormente le diseguaglianze tra ricchi e poveri. Oggi - prosegue Ledda - c’è un gran numero di persone che, pur lavorando, sono povere e questo dovrebbe essere un aspetto su cui riflettere, anche perché acuisce ed alimenta il fenomeno degli infortuni e dei morti sul lavoro. Nei primi mesi del 2018, in Toscana, infortuni e decessi sono aumentati dell’11%, mentre a livello nazionale si registra una media di tre morti sul lavoro al giorno: una guerra quotidiana - aggiunge il segretario della Cgil -. I dati sul numero degli occupati sono migliorati, ma la situazione generale del lavoro no. In un Paese come il nostro - conclude Ledda - il lavoro dovrebbe essere una priorità e l’argomento principale dell’agenda politica».

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