Il Tirreno

Pisa

Pisa da record: in 22 anni duemila trapianti di fegato

di Danilo Renzullo
Medici in sala operatoria (foto d'archivio)
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Medici in sala operatoria (foto d'archivio)

Pisa: al Teatro Verdi una giornata dedicata al percorso che ha fatto della nostra città un’eccellenza italiana e internazionale

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PISA. Una storia lunga oltre vent’anni, fatta di successi e di sofferenze trasformate in sorrisi. Quella di venerdì 4 maggio sarà una giornata di festa per l’unità operativa di chirurgia epatica e del trapianto del fegato dell’Azienda ospedaliero-universitaria pisana (Aoup), che a fine 2017 ha raggiunto il traguardo dei 2.000 trapianti di fegato (dall’inizio del 2018 ne sono già stati effettuati altri 46) che vedrà in prima fila tutti i protagonisti di una storia iniziata nel 1996.

Sotto il coordinamento del professor Paolo De Simone, direttore dell’unità operativa, la comunità medico-scientifica pisana, con esponenti ed esperti del settore provenienti da tutta Italia, si ritroverà alle 17.30 al Teatro Verdi per fare il punto su un’attività, quella dei trapianti di fegato, che negli anni ha fatto segnare progressi straordinari. La cerimonia, alla quale parteciperanno le autorità locali e regionali, dell’Università di Pisa e delle istituzioni cittadine, prevede proiezioni di filmati, una lettura magistrale e un concerto. Una festa che sarà anche l’occasione per presentare un libro del professor Franco Filipponi - altro grande protagonista della storia dei trapianti di fegato a Pisa - che sarà distribuito a tutti i partecipanti. In mattinata (dalle 8.30 alle 15.30) alle Officine Garibaldi si svolgerà invece l’Epaday, un convegno scientifico sulle tematiche legate al trapianto organizzato da Epateam, associazione dei migliori specialisti del settore.

Per l’Aoup, quello dei 2.000 trapianti è un risultato estremamente importante che ne conferma il ruolo di rilievo nel panorama della trapiantologia italiana ed europea, continuando a tenere alto anche il nome della città (legato indissolubilmente ai trapianti avendo cominciato nel lontano 1972 con il professor Mario Selli, che effettuò il primo trapianto di rene, e successivamente con il professor Franco Mosca, che si adoperò affinché si attivasse in Regione un vero e proprio programma di trapianto renale con lista di attesa unica) dove si continuano a sperimentare tecniche innovative a livello internazionale, portando avanti con successo i trapianti di fegato, rene, pancreas, pancreas isolato e cellule staminali ematopoietiche.

Nel corso degli anni, Pisa è riuscita a collocarsi ai vertici della classifica nazionale e internazionale in questo settore, per numero e qualità dei risultati, attraendo un numero sempre crescente di pazienti dalla Toscana, dall’Italia e dall’estero, grazie anche al potenziamento a livello regionale dell’attività di donazione di organi guidata dall’Ott-Organizzazione toscana trapianti (istituita nel luglio 2003 e il cui primo coordinatore è stato il professor Filipponi), e alla collaborazione, all’interno dell’Aoup, fra tutte le strutture e i servizi che lavorano da anni alla riuscita del programma. Nel 2015 e nel 2016 Pisa ha strappato il primato nazionale dei trapianti di fegato con, rispettivamente, 119 e 136 trapianti effettuati. Il 2017 si è chiuso con un ulteriore aumento: 142 trapianti (il primato è andato però a Torino).

«La carta vincente di questo successo - sottolinea l’Aoup - è stata il modello di integrazione del personale medico, infermieristico e tecnico e l’esistenza di una fitta rete di collaborazione interprofessionale. Esempio ne è il Coordinamento trapianti di fegato che garantisce operatività per le donazioni e i trapianti 24 ore su 24, insieme al personale dell’Unità operativa, della terapia intensiva, della sala operatoria e di tutti i servizi diagnostici aziendali. Una macchina rodata che non si è mai fermata nel corso di questi lunghi anni e continua ad offrire un esempio incontrastato di efficienza sanitaria».

Nel 2018 l’unità dell’Aoup ha staccato anche un altro primato: il primo trapianto di fegato Dcd (donazione dopo la morte cardiocircolatoria) mediante l’utilizzo del sistema di perfusione normotermica. Un’innovativa tecnica che consente di perfondere l’organo del donatore dopo il prelievo con sangue e nutrienti prima ancora che sia trapiantato nel ricevente, permettendo di migliorare le condizioni del fegato e di “testarlo” prima che sia trapiantato, valutandone la qualità.

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