Il Tirreno

Pisa

Nel '35 da Roma fu portata a Vecchiano: «Dove sei finita amata sorellina?»

di Stefano Taglione
La piccola Giovanna con Lorenzo Giordani, fratello di Eufratia e Maria
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La piccola Giovanna con Lorenzo Giordani, fratello di Eufratia e Maria

Due donne cercano Giovanna, ma non sanno il cognome. Ha 89 anni e da piccola viveva nel Lazio. Poi lo zio e la nonna la portarono nel Pisano. L’appello: «Per favore aiutateci, vogliamo riabbracciarla»

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VECCHIANO. La loro mamma, che è morta nel 1977, non faceva altro che parlare di quella bambina cresciuta con lei fino ai sei anni. Si chiamava Giovanna e la ragazza madre che la mise al mondo nel 1929 in una clinica romana, di nome Gilda, non aveva il latte per nutrirla; per cui la affidò a Leonilde Menichelli, detta Elia, che purtroppo uscì dalla sala parto con un figlio morto e lo strazio nel cuore. Oggi, a distanza di 89 anni, le sue due figlie rimaste in vita vogliono sapere dove sia Giovanna, che faccia abbia, la sua storia. Perché ormai la considerano come una sorellina.

È una storia di infanzia e treni quella che unisce Vecchiano a Gorga, un comune di poche centinaia di abitanti a 80 chilometri da Roma. È lì che per i primi sei anni della sua vita ha vissuto Giovanna, la bambina di cui non si sa il cognome e che (se è viva) ora avrebbe 89 anni. La piccola si è separata dalla madre poco dopo la nascita, visto che ha abitato a casa di Elia – la balia che l’aveva salvata dopo il parto – fino a sei anni, nonostante Gilda, la mamma naturale, da Roma andasse a trovarla molto frequentemente. Non l’aveva abbandonata: le faceva visita insieme a un avvocato, probabilmente il suo compagno anche se i parenti non l’hanno mai capito, mentre lei di professione faceva la commessa.

Eufratia e Maria Giordani (di 87 e 83 anni) sono le figlie di Elia e si dicono pronte ad andare a Vecchiano per rincontrare la sorellina perduta. Nel 1935, infatti, la nonna e lo zio della bimba la vanno a trovare nel Lazio. L’appuntamento è alla stazione di Colleferro, dato che arrivare a Gorga all’epoca non era affatto semplice. È un paesino di montagna e negli anni Trenta è poco collegato. Così il marito di Elia, Tito Giovanni Giordani, accompagna la bimba giù con un somaro. Ma i parenti, anziché limitarsi ad abbracciarla, se la portano col treno a Vecchiano contro la volontà della balia. Poi è un susseguirsi di lettere, una fitta corrispondenza quella fra la bambina (che sta andando a scuola nel Pisano) e la madre adottiva ferita. Ma all’improvviso, nel 1941, il silenzio tombale: dalla Toscana non arriva più alcun segnale. Nessuna risposta alla balia salvatrice.

Molteplici i tentativi che le due anziane sostengono di aver fatto: sia all’anagrafe del Comune di Vecchiano, che alla trasmissione Rai “Chi l’ha visto”. Oggi, a contattare la Pro Loco locale, ci ha pensato un amico di famiglia, Epifanio Mazzocchi, che ha conservato alcune fotografie della piccola. «Fra i pastori stava benissimo – dice – e Leonide la considerava una figlia. Eufratia e Maria ne hanno sentito parlare molto e provano un immenso affetto nei suoi confronti, pur non ricordandosi nulla».

Da Gorga, in provincia di Roma, parte quindi l’appello diretto alla comunità di Vecchiano. Della donna non si sa nulla: solo che si chiama Giovanna, è nata a Roma nel 1929 da una madre di nome Gilda, originaria come tutta la famiglia di Vecchiano. Se qualcuno la conosce può rivolgersi al Tirreno.
 

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