Il Tirreno

Pisa

«Una tragedia devastante»

«Una tragedia devastante»

Parla l’uomo che nel ’77 assisté i familiari dei caduti del Vega

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CALCI. All’indomani del recupero dell’ultimo pezzo del “Vega 10”, il paese rispolvera il ricordo della tragedia. «All’epoca ero un impiegato della comunità montana di Calci. Chi ha vissuto quella sciagura non la dimenticherà mai – racconta un anziano del posto – Ricordo lo sguardo dei miei colleghi quando tornarono dal Serra, erano fuori di sé».

L’anziano ebbe il compito di impedire ai parenti delle vittime di andare sul luogo dell’impatto. Il 3 marzo 1977 il C-130 Hercules dell’Aeronautica era appena decollato da Pisa quando si schiantò sul versante del Serra. Un impatto devastante in cui persero la vita 44 persone e l’aereo andò in mille pezzi. L’ultimo è stato recuperato l’altro ieri mattina: si tratta di parte del carrello di atterraggio. «Convogliammo le famiglie nella sala consiliare, dove poi furono informati man mano che le operazioni procedevano. Per tutta Calci fu una tragedia propria, come se fossero morti dei calcesani. Fu straziante per tutti – aggiunge l’anziano, sopravvissuto alla Seconda Guerra Mondiale –. Quando si è in guerra i bombardamenti sono all’ordine del giorno, la gente se li aspetta. Io ero solo un bambino. Nel ’77 invece, in un periodo di pace, fu devastante assistere ad una tragedia simile». Se per molti il recupero del carrello ha rappresentato la chiusura di un cerchio, per alcuni parenti delle vittime la ferita è ancora aperta. Su Facebook fioccano le polemiche: «Come mai è stato recuperato solo adesso?», si chiede un parente, mentre la sorella di una vittima afferma: «Siamo rimasti stupiti dall’avvistamento del 2012. Eppure all’epoca ci fu detto che i pezzi più significativi dell’aereo erano stati recuperati. Tra quelle grandi macchie di calce viva nel terreno e tra quegli arbusti spinosi della ginestra gialla, c’ero anche io alla ricerca di qualcosa, un piccolo oggetto di mio fratello che non c'era stato restituito. Trovai solo tanti piccoli pezzi».

Sharon Braithwaite

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