Sicurezza
«Mamma non torno a casa vado a giocare a calcetto»
SAN GIULIANO TERME. «Un fulmine a ciel sereno. Non sappiamo più di quanto è scritto sul Tirreno».Nell’appartamento condominiale in via Collodi a San Giuliano Terme lo strazio è entrato giovedì sera...
SAN GIULIANO TERME. «Un fulmine a ciel sereno. Non sappiamo più di quanto è scritto sul Tirreno».
Nell’appartamento condominiale in via Collodi a San Giuliano Terme lo strazio è entrato giovedì sera con la violenza di un pugno da ko.
Imprevedibile nei tempi, vigliacco per i modi. La mamma di Pietro Bellè, Patrizia Anatolio, dipendente dell’ateneo a Pisa, viene accudita dai familiari.
Stremata dal dolore, non riesce neanche a parlare. Non ha più lacrime da versare. Il suo tormento è scritto in un volto segnato che spiega più delle parole la tragedia che l’ha travolta.
«Pietro era un ragazzo nel pieno della vita e in salute – spiega una parente –. Non ci sappiamo spiegare cosa possa essere successo».
Pietro, figlio di Fabrizio Bellè, viveva con la mamma e la sorella Valentina, di un anno di più grande e il nipotino di 8 anni a cui era affezionatissimo.
Giovedì sera quando ha finito il suo turno alla piscina comunale dove prestava servizio come bagnino ha chiamato a casa.
«Mamma non torno subito, vado a giocare con gli amici a calcetto» ha detto alla mamma. Le ultime parole che la donna ha sentito pronunciare da suo figlio prima che di lì a qualche ora arrivasse la notizia di un malore senza appello.
«Non andava spesso, anzi il calcio non gli interessava più di tanto – riprende la parente –. Ma si sa come vanno queste cose. Per stare insieme con gli amici si fa questo e altro».
Il silenzio nell’appartamento della famiglia Bellè è uno sforzo di ricordi. E di domande. Perché proprio lui, un ragazzone piazzato, fisico allenato da ore di nuoto.
«È successo ad Astori e anche ad altri che fanno sport a livello professionistico, gente controllatissima - aggiunge un altro parente arrivato a dare conforto a mamma Patrizia –. Ci hanno detto che è stato fatto tutto quanto era possibile. È stato un amico, Manuel, uno di quelli che lo hanno accompagnato negli spogliatoi, ad avvertirci della tragedia. Dal campo sportivo è venuto a casa e ci ha raccontato cosa era successo».(p.b.)
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