Il Tirreno

Pisa

L’infarto annunciato dal dolore a un braccio

Un cardiologo chiamato d’urgenza ha soccorso il giovane «Col defibrillatore il polso ha ripreso, poi è peggiorato»

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SAN GIULIANO TERME. Aveva appena finito di giocare nel turno precedente a quello in cui era stato impegnato Pietro Bellè. Il tempo di mettersi al volante della sua auto e fare ritorno a casa e il cellulare del dottor Francesco Busoni, 42 anni, sangiulianese, cardiologo ospedaliero all’Asl di Lucca, ha iniziato a squillare.

Dall’altra parte c’era Giorgio Ciampi, presidente del circolo “Five to Five” di Asciano, che invocava l’intervento del medico per un giovane che si era sentito male. Quel giovane era Pietro, steso negli spogliatoi colpito da un probabile infarto, annunciato dal classico dolore con indolenzimento al braccio sinistro.

«Ero andato via da poco dall’impianto sportivo – ricostruisce con il Tirreno il dottor Busoni –. Quando sono arrivato il giovane era in arresto cardiaco. Ho iniziato le manovre di rianimazione, dal massaggio cardiaco al defibrillatore automatico portato dal gestore della struttura. Devo dire che dopo le prime scariche il polso aveva anche ripreso. Poi la situazione è peggiorata e anche le scariche successive non hanno cambiato il quadro clinico già compromesso».

Il cardiologo si è prodigato per una ventina di minuti, aiutato anche da un infermiere in pensione che abita nei paraggi e che è stato chiamato per un primo aiuto in attesa dell’arrivo del medico. Il dottor Busoni ha tenuto in vita Bellè fino all’arrivo dell’équipe inviata dal 118 con un cardiologo. La segnalazione alla centrale operativa era stata precisa. I sanitari hanno continuato con ulteriori apparecchiature e iniezioni di adrenalina fino a quando quello che sembrava difficilissimo è diventato impossibile. Salvare la vita a Bellè.

«Sinceramente più di questo non era possibile fare – riprende il medico –. Nell’imprevedibilità dell’evento quello che poteva e doveva essere fatto è stato eseguito. Mi riferisco al defibrillatore e alla rianimazione sul posto. Il giovane aveva riferito di un dolore al braccio sinistro poco dopo la fine della partita di calcetto. Dai sintomi e da quello che ho potuto capire, si parla comunque per ipotesi, è molto probabile che sia stato un brutto infarto. In questo casi il defibrillatore serve, ma se non si riaprono subito le coronarie non c’è niente da fare. Ripeto, non ci sono recriminazioni in questo dramma che non mi ha fatto dormire».

Sul posto sono arrivati i carabinieri di San Giuliano Terme.

Un’informativa è stata inviata ieri al magistrato di turno, Paola Rizzo. Non ci sono misteri o zone d’ombra su cui indagare. E così la Procura ha ritenuto di non dover disporre l’autopsia in assenza di eventuali responsabilità penali da accertare. Il corpo di Pietro Bellè si trova all’istituto di medicina legale dove stamani il professor Marco Di Paolo eseguirà un riscontro diagnostico. È un’autopsia, ma senza fini giudiziari. Solo un obiettivo scientifico per capire cosa ha mandato in tilt il cuore di Pietro. Una malformazione congenita o chissà cos’altro. Una spiegazione che potrebbe essere utile per fare prevenzione nei confronti dei familiari del giovane bagnino.(p.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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