Attenzione
Fermi anche i lavori di messa in sicurezza
Intanto nasce il comitato dei parrocchiani per salvare la chiesa
PISA. «Da un mese nessuno lavora più nel cantiere della chiesa». Non c’è pace, se non quella predicata dai francescani, per la Chiesa di San Francesco chiusa da oltre due anni. E ferma è anche la trattativa tra Sovrintendenza (che ha il personale ridotto all’osso), Ministero (di fatto senza un Governo) e la Fondazione Pisa che vuole destinare 2,4 milioni di euro per la chiesa con una serie di garanzie che di fatto, il Ministero e la Sovrintendenza, non possono assicurare. Ma il tempo è agli sgoccioli, la convenzione proposta dalla Fondazione doveva essere firmata già a fine marzo. Così si mette in campo forse l’ultimo disperato tentativo di salvare finanziamenti e chiesa. Da una parte il pubblico, il Comune, che tenterà una mediazione. Dall’altra i parrocchiani, la città, che si stanno organizzando in un comitato.
«Il Comune può svolgere un ruolo importante all’interno della Fondazione, e si farà carico di interloquire con lo stesso ente». Lo dice l’assessore ai lavori pubblici Andrea Serfogli intervenuto la scorsa sera ad un’assemblea partecipatissima della parrocchia di San Francesco. Da come parla Serfogli, si capisce che il Comune tenterà di fare delle pressioni bonarie affinché la Fondazione smussi alcuni punti della convenzione al centro della trattativa con la Sovintendenza.
«I lavori sono fermi da almeno un mese – dice il parroco Iulian Budau – lo so perché il cantiere ha bisogno di acqua che gli viene portata da un nostro tubo e non c’è alcuna traccia di attività». Il malcontento sale nell’assemblea dei parrocchiani anche perché si inizia a parlare di 4-5 anni di lavori. «Sembrava che ci fossero finanziamenti, sembrava che la chiesa dovesse riaprire a breve ed invece è ancora tutto cantierato per i soli lavori di stabilità e messa in sicurezza». Dopo questa tranche di interventi (impossibile dire quando finiranno), si dovrà procedere al restauro e messa in sicurezza del chiostro e delle cappelle. «Non va dimenticato il campanile ed il tetto dell’area conventuale che ha le travi ormai totalmente esposte» dice il parroco.
Il campanile è un’opera di arditezza architettonica incredibile perché è pensile, ossia scarica il suo peso solo su due mura perimetrali. L’opera è di Giovanni di Simone e risale alla fine del 1200.
Serfogli cerca di riannodare i punti salienti dell’assemblea promettendo di informarsi subito sul perché dello stop ai lavori. Dall’assemblea, si chiede che venga usato il metodo messo in campo per la chiesa dei Cavalieri. Lì la Fondazione, in tempi brevi, stanziò direttamente i fondi per la riparazione del tetto. «Allo stato dell’arte – interviene Serfogli –, non è possibile procedere con quel metodo».
E la chiesa, l’arcidiocesi che fanno? In realtà hanno le mani legate perché il bene, dai tempi napoleonici, è stato “laicizzato” ed è demaniale, i frati sono degli “inquilini”. Così a muoversi saranno i parrocchiani e con loro tutti i pisani che hanno a cuore la chiesa, tra i più preziosi tesori della città. Entro il 4 maggio sarà istituito un comitato di cittadini. «Non vogliamo incatenarci al portone della soprintendenza – dice subito il parroco – bensì vogliamo essere dei facilitatori e convogliare verso un’unica direzione gli sforzi che vengono fatti da tante associazioni». Nel comitato giocherà un ruolo fondamentale il Fai. Ed Italia Nostra sta pensando di dedicare una giornata nel mese di maggio, di sensibilizzazione al patrimonio storico, artistico e culturale della chiesa. «Per noi questa è la nostra casa – dice il parroco – ma lo è stata dell’intera popolazione credente e non».
Carlo Sorrente, storico attivista del Partito Socialista ed oggi segretario, ricorda: «Questa chiesa era aperta a tutti. Qui i bambini di noi socialisti, bambini che non facevano catechismo, trovavano il luogo e la casa dove festeggiare i compleanni. Qui e non altrove, dove per usufruire di spazi per festeggiamenti, si doveva essere cristiani cattolici praticanti».
Il nascituro comitato si pone il problema del coordinamento delle iniziative popolari ed associative. «Non vogliamo che si disperdano le tante energie di associazioni come quella degli Amici dei Musei e dell’associazione degli Amici di Pisa. Mettiamoci tutti insieme»: ha concluso Budau.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
