Gioco
Gli abitanti del rione si autotassano per il defibrillatore
Presto faranno lo stesso anche gli altri quartieri. Calci figura tra i comuni più cardioprotetti d’Italia. Stasera l’inaugurazione
CALCI. I residenti di via Ruschi, tra la Pieve e Pontegrande, nel cuore del paese, si sono resi protagonisti di una iniziativa di grande significato. Si sono autotassati, ognuno secondo le proprie possibilità, per l’acquisto di un defibrillatore pubblico. Con il supporto della Misericordia, hanno avuto la possibilità di acquisire un apparecchio salvavita che sarà installato e inaugurato stasera in piazza della Repubblica. Alle ore 21.15 il dottor Maurizio Cecchini eseguirà una breve dimostrazione fornendo indicazioni sull’impiego della macchina salvavita. L’incontro è libero e aperto a chiunque voglia partecipare. Avrà la durata di circa un’ora.
Quello che sta accadendo in Valgraziosa non deve passare sotto silenzio. La popolazione sta dando una prova concreta di lungimiranza. Il progetto che sta portando avanti il dottor Cecchini con la sua associazione, insieme alla Misericordia, è commentato con grande apprezzamento in tutti gli ambienti, ben oltre l’ambito locale. Tutti i rioni faranno la stessa cosa seguendo l’esempio di via Ruschi. In pratica Calci si fregerà del record di essere il comune più cardioprotetto d’Italia, considerando che proprio qui, poco più di una decina di anni fa, è stato collocato il primo defibrillatore pubblico. Commenta il governatore della Misericordia, Stefano Gambini: «Il nostro progetto, con la collaborazione del dottor Cecchini, è di continuare nella direzione della volontà dei calcesani per far sì che ogni famiglia di rione contribuisca con un piccolo contributo per raggiungere l’acquisto condiviso di altri defibrillatori, con l’obbiettivo dichiarato di coprire la più vasta area possibile senza che il costo, più di tanto, gravi sul singolo».
Il dottor Cecchini, instancabile animatore della campagna degli strumenti salvavita, rileva: «Da dati statistici solo a Pisa sono stati installati alla data dell’8 marzo 447 defibrillatori. Questi sono stati attivati sedici volte nel tempo e undici le persone sopravvissute, le quali possono dire grazie alla rete e alla capacità di avere saputo utilizzare il defibrillatore. I dati sono indicativi e fanno capire a tutti l’importanza di questi apparecchi e soprattutto il fatto che ce ne sia sempre uno a breve distanza, in caso di bisogno, con chi è istruito per utilizzarlo. Proprio per questo tutti si devono sentire impegnati a partecipare gratuitamente agli incontri formativi che svolgiamo, della durata di un’ora. Tutti possono usarlo e nessuno può arrecare danni. Non servono lauree in medicina e non serve essere super eroi. L’idea è semplice: più defibrillatori ci sono sul territorio più persone formate ci sono per utilizzarlo, e più alta è la probabilità di salvare una persona».
Pier Luigi Ara
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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