Attenzione
Imputato a processo, ma era morto da 4 anni
Dopo una denuncia per ricettazione era deceduto in un incidente stradale. Nessuno lo aveva cercato
PISA. Era morto da tempo, ma per la giustizia è rimasto in vita per almeno quattro anni. Fino a quando il difensore ha esibito il certificato in cui si dava conto dellasua dipartita. E il giudice, di fronte a un prova inattaccabile e irreversibile, non ha potuto che pronunciare un sentenza di non doversi procedere per estinzione del reato dovuta al decesso del reo. Un imputato redivivo grazie alla burocrazia in un percorso di automatismi durante il quale non c’è stato nessuno che abbia sollevato un’eccezione più che pertinente sull’esistenza in vita di Zoran Grubac, montenegrino. Non era un irreperibile che voleva rimandare l’appuntamento con il Tribunale. Il suo di appuntamento con il destino era già arrivato anche senza atti dalla notifica incerta. Avere avvocati d’ufficio non ha aiutato l’uomo che ha trovato la sua pace, anche giudiziaria, solo ieri mattina quando il legale Roberto Nocent ha risolto il caso producendo il certificato definitivo diradando ogni ombra sulla volontà dell’uomo di partecipare al dibattimento. Grubac era sotto processo per la ricettazione di cavi di rame. La sua non è stata una vita proprio lineare. Tra furti e ricettazioni era un soldato di quell’esercito che vive di espedienti e sa mettere nel conto gli inciampi con la giustizia. È un rischio d’impresa calcolato. Un’esistenza da borderline a cui il destino a fine gennaio 2014 impose uno stop senza appello: in via Nugolaio un’auto lo travolse. Lui era in bici e morì sul colpo. Aveva 45 anni. La morte non interruppe il procedimento avviato dopo che a Cascina Grubac venne fermato con cavi di rame rubati. Un fascicolo tra i tanti. Un nome senza volto tra mille che ogni anno affollano i registri della Procura. Si arriva al novembre 2014 e per il montenegrino è l’ora dell’avviso di chiusura delle indagini. Già in quella fase sarebbe stato sufficiente presentare il certificato di morte per fermare il meccanismo che è andato avanti scambiando un deceduto con uno dei tanti irreperibili da processare. Non succede. E neanche a marzo 2016, prima udienza di smistamento, c’è stato chi in Tribunale ha preso coscienza della morte dell’imputato. Un’astensione degli avvocati ha poi fatto slittare ancora il dibattimento fino all’udienza di ieri con soluzione del caso. Dopo quattro anni in cui il Tribunale inseguiva un imputato senza sapere che era morto.
Pietro Barghigiani
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