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Avvocato plurimultato polemizza con i vigili a giudizio per calunnia
PISA. In aula, davanti al giudice, con il pm alla sua sinistra, ma senza toga e, soprattutto, al posto dell’imputato. È l’insolita e scomoda condizione in cui si è trovato ieri mattina l’avvocato...
PISA. In aula, davanti al giudice, con il pm alla sua sinistra, ma senza toga e, soprattutto, al posto dell’imputato.
È l’insolita e scomoda condizione in cui si è trovato ieri mattina l’avvocato Sergio Mori, 78 anni, noto penalista pontederese e tra i decani del Foro della provincia di Pisa.
L’imprevista inversione di ruoli la si deve a un’accusa di calunnia da cui il legale deve difendersi dopo essere stato denunciato dalla polizia municipale di Pontedera.
L’episodio proiettato nell’aula del Tribunale risale al 2013. Ieri, di fronte al giudice Elsa Iadaresta, (pm onorario Samantha Lotti), Mori è comparso con il difensore d’ufficio Andrea Pieri.
Presente anche Daniele Campani, attuale comandante della municipale e tra i destinatari - non era ancora capo dei vigili - dell’ira funesta del legale all’epoca del caso da cui tutto ha avuto inizio.
In origine la Procura aveva chiesto l’archiviazione, ma il giudice dell’udienza preliminare aveva disposto un’imputazione coatta. E così siamo arrivati al processo.
La storia nasce da una serie di multe da parte dei vigili urbani che l’avvocato si era visto rifilare. A suo dire per modi e frequenza inaccettabili.
Insomma, quasi un accanimento mirato nei suoi confronti. Alla rabbia per i verbali attaccati sui tergicristalli, il penalista aveva risposto attraverso le armi della sua professione.
Una consuetudine che per una volta aveva rivolto per sé, anziché a un cliente entrato nel suo studio.
Aveva preso carta e penna inviando una lettera di lagnanze indirizzata ai vigili urbani.
Sosteneva che ce l’avevano con lui. Che quelle multe erano ingiuste e che era diventato il loro bersaglio.
Tra le righe della sua nota di rimostranze l’avvocato lasciava intendere, in modo neanche troppo velato, che quel comportamento vessatorio poteva quasi ipotizzare la consumazione del reato di abuso d’ufficio. Tanto bastò alla municipale per querelarlo. Prossima udienza a dicembre.(p.b.)
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