Sicurezza
Nessun pizzo tra bancarellai assoluzione per otto operatori
Non riconosciuta l’estorsione, ma solo l’esercizio arbitrario delle proprie ragioni Chi li aveva denunciati ha ritirato la querela nel corso del dibattimento
PISA. Nessuna estorsione. Al massimo un esercizio arbitrario delle proprie ragione con violenza alle persone. E anche le lesioni per alcuni episodi non sono proprio esistite. Tradotto: con la remissione di querela delle tre parti offese, gli otto imputati a giudizio per estorsione aggravata in concorso, lesioni e violazione di domicilio sono stati assolti nel merito e in alcuni casi il verdetto è stato quello di non doversi procedere per l’estinzione del reato dovuta al ritiro della denuncia.
È una sentenza che riscrive la storia, riportandola a un contesto meno grave di quello rappresentato all’avvio dell’inchiesta, deflagrata nel febbraio 2011 con sette arresti e un obbligo di firma. L’ha pronunciata dopo neanche un’ora di camera di consiglio il collegio del Tribunale presieduto da Luca Salutini, a latere Maria Grazia Grieco e Paola Giovannelli.
Il pm Miriam Pamela Romano aveva chiesto assoluzioni e sentenze di non doversi procedere per effetto della derubricazione del reato da estorsione a esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Un reato procedibile a querela di parte. Venendo meno la denuncia, ritirata in corso di dibattimento da parte dei tre che all’epoca denunciarono le aggressioni, il verdetto è stato favorevole agli otto imputati. Per loro i difensori, gli avvocati Giovanni Frullano, Elena Mannucci, Sara e Leo Gonnelli, avevano chiesto un’assoluzione perché il fatto non sussiste. Si tratta di Noman Md Abu, 49 anni; Masum Md Abu, 44 anni; Mamun Md Sharker, 37 anni; Zainal Abedin 31 anni; Maran Md Hossain, 33 anni; Mohammad Shahin, 41 anni; Bin Rakib Shaokat, 29 anni; Ullah Khan Md Barkat, 31 anni.
Furono arrestati con l’impiego di decine di carabinieri anche in elicottero. Il processo ha dimostrato che non c’era il pizzo imposto ai bengalesi che lavoravano nelle bancarelle di Piazza dei Miracoli. Anzi, i tre connazionali avrebbero ricevuto aiuti per avviare o subentrare nell’attività di bancarellaio e poi non avrebbero mantenuto fede agli impegni. Siamo nell’ordine dei 10-15mila euro di affitti non pagati. Di qui la reazione degli imputati, decisi nel pretendere indietro il denaro prestato. Modi poco ortodossi, di qui l’esercizio arbitrario delle proprie ragioni, e al di fuori delle regole. Ma niente a che vedere con l’accusa di estorsione. Alla fine il credito era certo. Lo hanno, però, preteso in maniera sbagliata. Discussioni accese e qualche contatto fisico. Nessun pestaggio come denunciato dai tre connazionali.
Soddisfatti della sentenza, in una nota i quattro legali scrivono: «I nostri assistiti sono tutti immigrati che hanno con onestà ricevuto e dato tanto al nostro paese, creando posti di lavoro, divenendo ottimi contribuenti e facendo crescere e studiare i loro figli a Pisa. La sentenza con cui sono stati prosciolti li ha completamente riabilitati, potranno così serenamente tornare a pensare esclusivamente al loro lavoro e alle loro famiglie. Sono stranieri venuti in Italia da decenni e alcuni di loro sono divenuti cittadini italiani. In questa brutta vicenda, si sono dimostrati anche degli ottimi cittadini, molto consapevoli: si sono difesi strenuamente nel corso del processo, hanno sempre avuto una grande fiducia nella giustizia e con la sentenza tutti potranno prendere atto della loro innocenza».
Pietro Barghigiani
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