Il Tirreno

Pisa

Pisa e Stanford più vicine in nome della salute

di Sharon Braithwaite
Pisa e Stanford più vicine in nome della salute

Curare, soprattutto i bambini, grazie a nuovi farmaci e l’obiettivo comune dell’università californiana che lavorerà con gli informatici del nostro ateneo

3 MINUTI DI LETTURA





PISA. L’Università di Pisa è l’unico ateneo italiano – tra i primissimi in Europa – a diventare partner della Stanford University, all’interno della rete globale di scienziati senza frontiere, denominata “Spark”: si tratta di un’iniziativa no profit nata per migliorare la salute umana facendo incontrare esperti accademici e leader industriali, al fine di generare un percorso efficiente ed efficace capace di valorizzare e rendere concreti i risultati della ricerca.

Il dipartimento di Informatica, dove sarà inizialmente attivato il progetto – offrirà le sue competenze computazionali all’interno della collaborazione con l’ateneo californiano per scoprire nuove cure: obiettivo primario, quello di promuovere la ricerca traslazionale e l’innovazione per lo sviluppo di farmaci e metodologie diagnostiche per la medicina personalizzata, anche attraverso l’organizzazione di simposi e workshop formativi. Gli informatici pisani contribuiranno al successo delle ricerche in ambito sanitario, e quindi ad alto impatto sociale, analizzando i big data e i risultati degli studi portati avanti dalla rete Spark, che nel mondo conta 54 centri universitari all’avanguardia.

«Questa iniziativa ci rende orgogliosi. Metteremo a disposizione le nostre competenze informatiche, a un anno dal 50esimo anniversario del primo corso di laurea in Informatica italiano a Pisa – dice il rettore Paolo Mancarella – Questa collaborazione ha un grosso rilievo dal punto di vista del trasferimento tecnologico, una delle missioni dell’università. In futuro, le attività del nodo Spark coinvolgeranno anche altri settori e riguarderanno ambiti che hanno un forte impatto sulla società».

L’Università di Stanford ha sede a Palo Alto in California ed è ai vertici mondiali nel campo della ricerca: attualmente vanta diciannove Premi Nobel tra i suoi membri. L’intesa con l’ateneo pisano, presentata ieri durante una conferenza stampa presso il Rettorato, si concentrerà in primis su due temi: la patologia pediatrica Pans, una sindrome psichiatrica molto grave per la quale Stanford sta raccogliendo da anni dati clinici e sperimentali: «i nostri esperti informatici hanno già iniziato ad analizzarli per cercare di capire se le ipotesi sono verificabili e procedere per l’individuazione di potenziali terapie; stiamo lavorando anche sull’enzima G6PD, determinante in diverse malattie», spiega Corrado Priami, docente di Informatica e referente dell’iniziativa per l’Ateneo pisano insieme a Maria Letizia Trincavelli del dipartimento di Farmacia e a Corrado Blandizi del dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale. «Ho fondato il programma Spark dodici anni fa perché il mondo accademico ha la responsabilità sociale di restituire idee e intuizioni ai pazienti. Usiamo fondi pubblici per trovare nuove cure e medicine, ma troppo spesso le nostre ricerche terminano in un articolo su una rivista scientifica – dice Daria Mochly Rosen dell’Università di Stanford, presidentessa della rete Spark, che ieri pomeriggio ha tenuto un seminario al dipartimento di Informatica dal titolo “From Bench to Bedside, how to translate academic research into drug development” – Non possiamo fermarci qui. Ecco perché abbiamo coinvolto l’ateneo di Pisa: insieme possiamo fare le cose in un modo migliore, unendo gli ambiti in cui ognuno eccelle».

Le professionalità e le esperienze unite nella rete Spark – dicono i promotori – sono paragonabili a quelle delle case farmaceutiche. «Le nostre ricerche porteranno beneficio alla nostra comunità non solo tramite articoli scientifici, letti solo da un pubblico specializzato, ma soprattutto portando verso il mercato i nostri risultati, adatti a creare spin-off e nuove startup». Da questa collaborazione pisana e californiana nasceranno, dunque, nuove possibilità formative per gli studenti e i ricercatori ma anche opportunità lavorative. «Mi auguro che questo accordo possa servire per avvicinare le due università anche mediante lo scambio di studenti di dottorato impegnati nei progetti oggetto dell’accordo. Essere l’unica realtà italiana nel novero di questi prestigiosissimi atenei e centri di ricerca è motivo di orgoglio e, al contempo, riconoscimento della qualità del nostro lavoro», conclude Mancarella.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa