Il Tirreno

Pisa

Dall’Appennino fino alle Alpi nell’ape-caravan

Dall’Appennino fino alle Alpi nell’ape-caravan

I viaggi avventurosi a 30 all’ora di Luca Tersi  Tutto in poco spazio: dal letto alla veranda

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PISA. A 30 all’ora su e giù dall’Appennino. Da Reggio Emilia alla sua Pisa, poi a Pesaro per fare infine rientro alla base. «Sono un viaggiatore con l’ape», dice Luca Tersi parcheggiato a pochi metri dalla Torre, a metà del suo viaggio da mille chilometri, ma niente che gli pesi, visto che è semplicemente lo sfogo della sua passione. Ecco, parlare di ape è decisamente riduttivo. Meglio la definizione di camper in miniatura che Luca si è costruito da solo, attrezzato ed accessoriato. Un fenomeno che viaggia su strade e stradine d’Italia, ma anche molto sui social.

Tutto è iniziato circa nove anni quando si è comprato l’ape essenzialmente come mezzo per recarsi al lavoro. Poi è divampata la passione a tre ruote. Luca Tersi, 49 anni da compiere, vive a San Polo (Reggio Emilia) e lavora alla cartiera di Ciano. Adolescenza e gioventù nel quartiere Don Bosco, dentro il gruppo di ragazzi della chiesa di Santa Maria Madre della Chiesa. Il suo arrivo/ritorno a Pisa, in Ape, è diventato in questo giorni motivo di festa e ritrovo, per molti anche a trent’anni di distanza.

Quella che in origine era una normale Ape sembra un piccolo caravan. Ha una veranda estraibile per le soste, la tavola per mangiare e persino il letto che ha costruito da solo. Dentro c’è di tutto: il porta-televisore, un pannello solare per alimentare prese, il frigo elettrico, le casse per lo stereo. Ogni cosa al suo posto. «Nel piccolo devi essere preciso», dice Luca. Un kit autografato da Graziano Rossi, il padre del supercampione Valentino, conosciuto per caso ad un raduno di appassionati. Mentre Tersi si aggirava per guardare gli altri, una piccola folla si era accalcata attorno al suo mezzo. E tra questi anche Rossi.

Ma non è la pubblicità che gli interessa. Anzi, la rifugge. Su una fiancata si legge: l’Apetersi (così l’ha ribattezzata) viaggia senza sponsor. «Solo passione, ma con l’approvazione di mia moglie», precisa.

Il viaggio in corso (Reggio Emilia, Appennino, Aulla, costa toscana, Siena, Arezzo, Piobbico, Pesaro, Imola, Reggio Emilia) gli ha già regalato più di un’emozione. Non solo nel rivedere i vecchi amici e parenti. «L’Appennino è più impegnativo che arrivare al traforo del Monte Bianco», fa un paragone. Mentre scollinava ha trascorso una notte su una piazzola vicino ad un bosco. Luca dentro l’Ape, sdraiato sul letto artigianale, la stufetta accesa, «con un cinghiale ed un fagiano che si aggiravano nei dintorni», sorride.

Non cerca imprese. «Mi piace girare per svagarmi, non arrivare chissà dove». Un po’ di spirito di avventura è parte integrante di questa passione. «Non programmo niente. Mi sono lavato con le acque fredde dei torrenti ed ho dormito nell’ape all’interno di spazi di case abbandonate». Racconta i suoi viaggi su Facebook. Ha un popolo che lo segue con simpatia. «Quando sono andato ad Udine ho trovato persone che mi hanno invitato a casa loro». Invece quando è andato ad Aosta è tornato indietro «con 15 kg di cibo regalato che non sapevo dove mettere». E l’Apetersi va. (f.l.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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