Attenzione
Pisa-Amalfi, la verità
Da sfatare il fatto che la città abbia combattuto contro i campani
Pesce grande mangia pesce piccolo, è una verità etologica, ma anche un modo di dire. La storia delle repubbliche marinare ci è sempre stata prospettata in questo modo: in principio fu Amalfi, poi arrivò Pisa e la conquistò, poi venne Genova che ci distrusse alla Meloria e infine Venezia, che prevalse su tutte.
Mai niente di più inesatto fu scritto e divulgato. La caduta di Pisa sotto Firenze e la distruzione sistematica di tutti gli archivi storici, permise di reinventare una frettolosa e inesatta cronologia farcita di luoghi comuni. La verità è che Pisa non ha mai combattuto contro Amalfi. Vediamo di sfatare questa leggenda.
La città campana godeva, come Pisa, di scambi culturali e commerciali con l’oriente, la Spagna e l’Africa del nord. Dopo la disgregazione dell’Impero romano, Amalfi divenne ducato longobardo. Nell’849 fu a capo di una lega campana contro i saraceni e la battaglia di Ostia, dopo che i musulmani avevano tentato di conquistare Roma, segnò uno storico risultato positivo.
Se Amalfi cresceva, i territori che la circondavano erano invece teatro di scontri, rivalse, conquiste. Amalfi proiettava ogni energia verso il mare, ma è pur vero che il papato, gli imperatori romani di oriente e occidente e la nuova forza di invasione, i Normanni, si contendevano i territori limitrofi. Amalfi indipendente repubblica, Amalfi sola. I governanti decisero allora di chiedere protezione a Roberto d’Altavilla, detto il Guiscardo, signore di Puglia, Calabria e Sicilia, intorno al 1060. La città restò libera e amministrata in forma di ducato, ma nell’ambito dell’influenza politica dei signori normanni. Alla morte di Roberto d’Altavilla e dopo alterne vicende, i possedimenti del sud andarono ai nipoti, Guglielmo che viveva a Salerno e Ruggero che si insediò in Palermo e si proclamò re di Sicilia e d’Africa. Lo scontro fra i cugini fu inevitabile ed iniziarono attacchi, azioni di guerra e di guerriglia, arrivando fino al tentativo di Ruggero conquistare Roma ed il papato. Amalfi, che era sempre rimasta fedele agli antichi patti e che quindi era di fatto alleata di Guglielmo, per rafforzare i propri esercizi commerciali, cercò alleati e li trovò in Pisa.
Nell’ottobre del 1126 fu siglato fra le due città un importante patto commerciale, alla presenza del Duca Guglielmo. Pisa e Amalfi erano dunque alleate. Purtroppo le lotte tra Guglielmo e Ruggero finirono per interessare anche la città marinara e l’arrogante re di Sicilia, invase e conquistò Amalfi, nel 1133. L’indipendenza era persa, la repubblica marinara annientata, il popolo reso succube. Papa Innocenzo II in accordo con Guglielmo, l’imperatore del Sacro Romano Impero Lotario II e l’Imperatore di Oriente Giovanni Comneno, si accordarono per combattere Ruggero. Così, Lotario venne dalla Germania, passò per la Ghibellina Pisa a chiedere sostegno e si diresse verso sud. Le navi pisane fecero vela verso Amalfi trasportando anche truppe imperiali e scesero per combattere colui che aveva tolto la libertà ad Amalfi, non Amalfi. Quella pisana fu una guerra di liberazione, non di invasione.
I legni pisani arrivarono nel golfo campano dove era ancorata la flotta di re Ruggero. La superiorità strategica e militare di Pisa si palesò subito e tutte le navi nemiche furono distrutte e affondate il 4 agosto 1135. Da Lotario arrivò allora l’ordine di sbarcare e i pisani, il giorno 6, si riversarono per le vie della città a fianco dei militi tedeschi per stanare gli sgherri di Ruggero. Il risultato fu drammatico. Se in mare Pisa aveva prevalso, nel combattimento a terra la sorte fu maligna. Amalfi si trasformò in una torcia rovente e quella che doveva essere una guerra di salvezza, portò alla fine la distruzione della città. I pisani rientrarono.
Se davvero dobbiamo tracciare un bilancio, la lega fra pisani, papato, impero d’oriente e d’occidente perse la guerra. Pisa non salvò, ma neppure mai conquistò Amalfi e Ruggero ne uscì ancor più forte che prima. Nel 1137 Ruggero fu incoronato dal papa Rex Siciliae ducatus Apuliae et principatus Capuae. Amalfi era definitivamente tramontata. Non per colpa di Pisa.
Quanto a Lotario di Supplimburgo, Imperatore e Rex romanorum, vedendo fallire la missione, fuggì anzitempo in Germania, dove abdicò a favore del genero Enrico di Sassonia.
Un’altra notizia storica falsa, vuole che Lotario per ricompensare i Pisani, donò loro le Pandette sottratte ad Amalfi. Anche questa è una leggenda da sfatare, ma lo faremo il prossimo lunedì.
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