Il Tirreno

Pisa

La cannabis legale? È la nuova cura degli over sessanta

Carlo Venturini
La cannabis legale? È la nuova cura degli over sessanta

Sono loro i principali clienti dei negozi specializzati nella vendita della versione “light” della canapa

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PISA. Più sessantenni che ventenni. Cannabis legale e light? «La richiedono soprattutto persone di mezza età o ultrasessantenni e sempre per scopi terapeutici e non per intrattenimento». Lo dice Maurizio Bandini uno dei due soci di Canalife14, un “grow shop” storico pisano nato anni fa in via del Borghetto dove si vende cannabis light ed altri derivati della “ganja che non sballa” e prodotti per la coltivazione legale.

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La cannabis light è diventata un vero e proprio business e c’era chi temeva di vedere orde di ragazzini prendere di assalto questi punti vendita che in Italia sono circa 300 per un fatturato che supera i 40 milioni di euro. Pisa si è immediatamente e quasi “fisiologicamente” adeguata alle nuove normative “liberalizzatrici” perché già meno di quattro mesi fa ha aperto in Corso Italia, un franchasing napoletano chiamato Cannabis store Amsterdam che conta già 30 punti vendita in Italia. Pisa è pioniera anche sul fronte della legalizzazione delle droghe leggere o per quello che le può assomigliare, visto e considerato che già nel 2000 si formò, ed è tutt’ora vivo e vegeto, l’Osservatorio antiproibizionista che, oltre ad organizzare incontri e dibattiti sul tema, è il promotore ed ideatore del Canapisa, una street parade antiproibizionista tra le più importanti in Italia e che da anni si ripete l’ultimo sabato di Maggio con circa 4mila partecipanti ad edizione.

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Sempre a Pisa, tre anni fa circa, nacque il “Cannabis social club” fondato e formato da un gruppo di persone che si pone il principale obiettivo di promuovere l’uso terapeutico della cannabis facendo leva sulla legalizzazione dell’autocoltivazione. Con questa ventata di “pseudo legalizzazione” o di apertura verso la così detta cannabis light, si temeva di vedere schiere di ragazzini affollare i punti vendita autorizzati ed invece: «Vengono da noi più sessantenni che ventenni - ripete Bandini - C’è stata e c’è troppa speculazione sullo stesso termine canapa e cannabis. Di fatto la canapa viene ridicolizzata e perde la sua valenza storica, culturale e sociale, spesso viene associata ad immagini di patatine fritte» dice Bandini. In effetti, in Corso Italia c’è un esercizio commerciale di una catena specializzata in patate fritte che in vetrina ha un adesivo con su scritto “cannabis food” e la classica foglia a sette punte. Così come ci sono rivendite di generi alimentari che hanno dei veri e propri dispeser di questa erba a basso contenuto di sostanze psicoattive.

La cannabis light viene così definita semplicemente perché si tratta di un prodotto non stupefacente visto che il tenore del principio attivo, tetraidrocannabinolo (Thc) è minore dello 0, 2%. La concentrazione di Thc, rispettando dunque i livelli stabiliti dalla legge italiana, permette che la cannabis light possa essere tranquillamente commercializzata e di conseguenza acquistata. «Questo tipo di cannabis ha un effetto rilassante che è dato dall’elevato tasso di cannabidiolo chiamato anche Cbd, una molecola non psicoattiva che favorisce la distensione e ha proprietà antinfiammatorie» fanno sapere dalla rivendita. Ed è forse per questo che è apprezzata da persone di una certa età e che hanno problemi di ansia, insonnia, dolori artritici e reumatoidi, spasmi muscolari, emicranie e depressione. «Da quando è commercializzata, riceviamo tantissime persone inviateci da specialisti di Cisanello e possiamo fare nomi e cognomi di chi ha potuto abbandonare analgesici o farmaci per ritrovare il sonno» spiegano dalla rivendita. Secondo Canalife14 però, il costo di alcuni tipi di cannabis light è per alcune tipologie eccessiva. Si parla di 15 euro al grammo ma le bustine per la rivendita sono minimo da 2 grammi e quindi il prezzo schizza a 30 euro. «Il costo secondo me è gonfiato, e poi è difficile capire la percentuale esatta per il Cbd e per il Cbda ma soprattutto non si può costringere le persone a fare un mutuo per il proprio benessere» conclude Bandini.

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