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Pisa

«Bancarelle e fiere i conti non tornano»

«Bancarelle e fiere i conti non tornano»

Confesercenti e Confcommercio contestano il nuovo piano

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PISA. Sta per iniziare una settimana forse decisiva per il nuovo piano del commercio su aree pubbliche che la giunta Filippeschi vorrebbe portare in consiglio comunale per la definitiva approvazione prima della fine della legislatura. Approvazione che deve però fare i conti con il poco tempo a disposizione visto che le sedute saranno al massimo tre e, soprattutto, con la ferma opposizione di Confesercenti e Confcommercio. Le due associazioni di categoria hanno presentato oggi, nei termini stabiliti, le osservazioni al piano dell’assessore Andrea Ferrante. Tredici pagine nelle quali si controbatte punto su punto ai provvedimenti inseriti nel documento. Lunedì i rappresentanti di Confesercenti e Confcommercio saranno ascoltati dalla terza commissione, mentre giovedì, prima del consiglio comunale, incontreranno i capigruppo. «Vogliamo far capire ai consiglieri - spiegano le due associazioni - che un piano del genere non può essere approvato negli ultimi consigli senza una discussione sul merito sulle nostre osservazioni. Senza considerare che la concertazione non è stata all’altezza di un simile atto che, ricordiamo, non viene modificato da ben sedici anni». Bancarelle del Duomo, ma non solo, nel mirino di Confesercenti e Confcommercio. Critiche infatti anche per il mercato di San Martino e per le fiere tradizionali.

Mercato del Duomo. La proposta del Comune è di collocare 87 banchi, più cinque postazioni di gelatai, in largo Cocco Griffi. Secca la posizione delle due associazioni: «La proposta di trasferimento temporaneo - si legge nelle osservazioni - di tutte le bancarelle del mercato del Duomo con una drastica riduzione della superficie di vendita (da 12,50 metri quadri a poco più di 5-6) e per un periodo di 10 anni senza una previsione di collocazione definitiva, è inaccoglibile». Dura anche la motivazione che accompagna il parere: «Queste proposte sono maturate all'interno del Comitato per il decoro preoccupandosi solo di eliminare dalle vicinanze degli immobili tutelati le postazioni degli operatori e senza affatto preoccuparsi del destino di un centinaio di aziende. Basta infatti leggere i verbali delle riunioni del Comitato per accorgersi dell’inesistenza da parte dei rappresentanti dell’amministrazione comunale di qualsiasi tentativo di tutela della categoria. Nei verbali si riscontrano addirittura inesattezze nelle risposte ai chiarimenti richiesti dai rappresentanti del ministero, come nel caso della possibilità o meno da parte del Comune di definire le tipologie dei prodotti in vendita. Risposte che, se date correttamente, avrebbero potuto (anche se improbabilmente) avviare un percorso diverso da quello che ha portato alle decisioni conclusive».

Mercato San Martino. Entrambe le associazioni ritengono che la «drastica riduzione dei posteggi, da 35 a 20, dimostri chiaramente che la strutturazione del mercato non risulta più idonea a garantirne la stabilità e il servizio ambito. Occorre affrontare quindi in modo oculato le problematiche del mercato, a partire anche dall’auspicio prospettato di una graduale conversione dei posteggi in termini di riconoscimento delle tabelle merceologiche, provando a mettere a bando i posteggi attualmente liberi anziché abolirli individuando appunto tabelle merceologiche appetibili e scomparse da anni dai mercati».

Fiere tradizionali. Si tratta dei mercatini, molti dei quali storici, realizzati in occasione di San Ranieri, Sant’Ubaldo, Gioco del Ponte. Confesercenti e Confcommercio respingono la decisione del Comune che vuole passare «dalle attuali 528 autorizzazioni a 342. Sono riduzioni inaccettabili. In modo particolare per la drastica riduzione dei posteggi della storica fiera di San Ranieri che oggi si pretende di relegarla a 35 operatori anziché 118».

Daniele Benvenuti

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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