Il Tirreno

Pisa

Caso Ragusa: anche la figlia crede all’innocenza del papà

di Pietro Barghigiani
Antonio Logli
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Antonio Logli

Presentata la lettera della minore in occasione dell’udienza in Corte d’Appello. Insieme al fratello Daniele appoggia il padre nella speranza dell’assoluzione

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PISA. Come il fratello anche lei crede che il padre sia innocente.

La figlia sedicenne di Antonio Logli e Roberta Ragusa sostiene il papà nel processo d’appello in cui l’impiegato comunale di San Giuliano Terme il 14 maggio conoscerà il verdetto. Conferma della condanna a 20 anni come in primo grado o assoluzione, l’esito che sarò invocato dalla difesa nelle conclusioni in programma nell’udienza di maggio prima delle eventuali repliche e il ritiro in camera di consiglio della giuria, due giudici togati (entrambe donne) e sei popolari (quattro uomini e due donne).

La figlia minore di Antonio e Roberta, attraverso l’avvocato Beatrice Vestri, aveva presentato una memoria scritta alla Corte. Un documento analogo a quello depositato ai primi di marzo da Daniele. Identico il contenuto. Condivide con il fratello l’opinione di un padre innocente, incapace di un reato per cui è stato condannato e che ancora lo vede nella condizione di imputato. Una difesa tout court che è più una vicinanza affettiva che un atto capace di produrre effetti pratici sul giudizio della Corte. Intanto, è stato respinto per una questione di procedura. Non doveva essere l’avvocato a presentarlo, ma al limite la tutrice della minorenne.

Il senso del gesto, però, non cambia. Prima Daniele e ora la sorella, sono schierati dalla parte del papà. E lo hanno fatto con una memoria scritta fatto pervenire ai giudici. Una volontà evidente di chiarire quello che fin dal primo momento era rimasto nell’intimità di una famiglia in cui al posto della mamma era arrivata, pochi mesi dopo la sparizione di Roberta, l’ex baby sitter, Sara Calzolaio. I figli fanno quadrato attorno al babbo in vista di una sentenza oltre la quale c’è solo la Cassazione. L’ultima, comunque, che valuta i fatti nel merito.

Mercoledì 28 marzo si è consumato il duello in aula tra accusa e difesa, con le parti civili a dare sostanza alla tesi della Procura generale (la richiesta di condanna e il carcere immediato per Logli invocati dal sostituto pg Filippo Di Benedetto sono stati condivisi dal procuratore generale Marcello Viola). Nelle 12mila pagine dell’inchiesta c’è un appunto che, per l’accusa, dimostra quanto Roberta facesse progetti, soprattutto per i figli. E che non pensasse minimamente a scappare. È un post-it in cui la mamma segna gli appuntamenti di due visite mediche una per sé e una per i ragazzi il 23 gennaio 2012 e il primo febbraio. Un promemoria che per Procura e parti civili racconta di una donna che non pensava di sparire volontariamente.

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