Il Tirreno

Pisa

«Le contraddizioni di testi inaffidabili»

di Pietro Barghigiani
«Le contraddizioni di testi inaffidabili»

La difesa mostra le slide con i passaggi contestati a Gozi e Piampiani 

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FIRENZE. Quasi tre ore di arringa per dimostrare che Antonio Logli non può aver ucciso la moglie Roberta Ragusa. Usando toni alti, alzando la voce non per imporre, ma per sottolineare «le evidenti contraddizioni dei testi». Per chiarire il concetto alla Corte d’Assise d’Appello l’avvocato Roberto Cavani ricorre alle slide. Mostra i verbali firmati da Loris Gozi e Silvana Piampiani e mette in evidenza orari che non tornano, incroci reciproci dichiarati da una parte e non riferite dall’altra. Oltre alle parole che magari possono sfuggire alle otto persone che hanno in mano il destino di Logli, il legale utilizza anche la visione dei passaggi contestati. «Che rendono i testi inattendili» spiega l’avvocato al termine dell’udienza. Non ha presentato le conclusioni. Lo farà il 14 maggio dopo l’intervento del collega Saverio Sergiampietri. Come in primo grado la richiesta sarà di assoluzione per non aver commesso il fatto.

Prima di iniziare con l’accusa, proseguire con le parti civili e poi dare la parola alla difesa, la Corte ha respinto la richiesta dei legali di Logli di ammettere due testi che nel corso delle indagini avevano detto che Antonio, loro collega alla Geste, società partecipata dal Comune, era stato visto in azienda la mattina presto di sabato 14 gennaio (Roberta era sparita poche ore prima nella notte, ndr) senza salutare nessuno. A distanza di sei anni sostengono di essersi sbagliati. Non è stata ammessa neanche la memoria della figlia minore di Logli che, come il fratello Daniele, aveva scritto, attraverso il legale Beatrice Vestri, una lettera in cui sosteneva l’innocenza del papà.

Risolte le questioni preliminari, nel corso dell’udienza l’avvocato ha stigmatizzato l’eccessivo carico mediatico sul caso che, a suo dire, potrebbe avere effetti sul giudizio della giuria.

Ma è su Gozi e Piampiani che Cavani ha battuto il chiodo dell’inaffidabilità.

Gozi dice si aver visto Logli alle 00,30-00,40 seduto al volante della sua Ford Sw in via Gigli. Poi intorno alle una ritiene che fosse ancora lui l’uomo che stava litigando con una donna poi fatta salire a forza, con tanto di testa battuta sul montante dell’auto, su una CitroënC3, la stessa in uso a Roberta. Piampiani, anche lei residente in via Gigli, dice di aver visto una coppia litigare, ma intorno alle 00,40. Gli orari non tornano. «Gli orari del presunto litigio non collimano» è la tesi della difesa.

Gozi ha sempre sostenuto di non aver incontrato nessuno mentre a passeggio con il cane verso l’una assiste al litigio a circa 70-80 metri di distanza. La Piampiani riferisce di aver visto un uomo con un cagnolino. «Non è comprensibile come Gozi non possa non aver scorto ed essersi reso conto del transito a pochi metri da lui di un motorino (quello della Piampiani, ndr) che con il proprio rumore di motore e fanali accesi squarcia in maniera certamente fragorosa l’assoluto buio di via Gigli in piena notte». Entrambi riferiscono di aver visto delle macchie di sangue sul ciglio della strada, «ma le collocano in punti diversi». I difensori rimarcano con forza il risultato delle perizie psichiatriche sulla donna le cui condizioni ne «compromettono la capacità a testimoniare». Viene citato un episodio. La donna aveva sostenuto che due giorni dopo la sparizione di Roberta Logli aveva bruciato dei cartoni in via Gigli provocando lo stop di un treno. Un evento mai accaduto. Nel ricorso in appello Gozi viene descritto dai difensori come un teste alla ricerca di pubblicità sui media «nelle interviste tv ogni volta aggiunge un dettaglio in più», mentre Piampiani oltre all’inattendibilità per il suo stato di salute mentale «ha una curiosità per i programmi televisivi dai quali assume informazioni e sembra in competizione con Gozi con cui pare aver avuto colloqui sia prima che dopo le loro rispettive assunzioni a sommarie informazioni».

Se Gozi e Piampiani, dopo il primo grado, saranno ritenuti credibili anche in appello, Logli lo scoprirà lunedì 14 maggio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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