Sicurezza
La sentenza prevista in serata
La difesa chiede di ammettere due testimoni: non videro Antonio alla Geste
PISA. Un verdetto ipotizzato tra il tardo pomeriggio e la sera. Con un’opzione, se i tempi dovessero allungarsi, per il 14 maggio con un’udienza riservata a repliche e sentenza. Ma è un’eventualità remota, anche se non viene esclusa per dare respiro ai lavori in programma a partire dalle 9 di oggi.
Dopo quello del 21 dicembre 2016 torna, nella vita di Antonio Logli, un secondo giorno del giudizio. Aula 31, Corte d’Assise d’Appello, Palagiustizia di Novoli a Firenze. Davanti alla presidente Maria Cannizzaro, al giudice a latere Silvia Mugnaini e a sei giudici popolari, Logli comparirà per difendersi dall’accusa di aver ucciso la moglie Roberta Ragusa. E per ribaltare, nelle speranze della difesa, una condanna a 20 anni per omicidio volontario e distruzione di cadavere inflitta nel dicembre 2016 dal gup del Tribunale di Pisa, Elsa Iadaresta. In rito abbreviato, con uno sconto di un terzo. La base di partenza era di 30 anni.
Oltre alla memoria del figlio Daniele, scritta dall’avvocato Betrice Vestri, a sostegno dell’innocenza del padre, un altro documento è stato prodotto dal legale storico di Logli, Roberto Cavani. Si tratta della testimonianza di due colleghi di Antonio, all’epoca dei fatti (gennaio 2012) dipendente della Geste.
Ai carabinieri i due avevano detto che sabato 14 gennaio (Roberta sparisce nella notte del 13) «tra le 7,31 e le 7,50 pur avendo richiesto ed ottenuto il riposo lavorativo, (Logli) veniva notato all’interno della Ge.ste. dai colleghi i quali dichiaravano, colpiti dalla circostanza, che il collega, dopo aver fatto ingresso in ditta a bordo della Ford Escort, si intratteneva all’interno senza scambiare parola con alcuno di quanto accaduto e si allontanava pochi minuti dopo». A distanza di tempo i due sostengono di essersi sbagliati. Non era quello il giorno in cui videro Logli alla Geste. Un elemento che l’avvocato Cavani ha ritenuto di dover mettere a conoscenza della Corte d’Assise d’Appello. Ma non è questo il fronte principale su cui la difesa basa la azione per far assolvere il marito di Roberta.
Logli ha annunciato che stamani sarà in aula. Stesso proposito è stato formalizzato nella memoria dal figlio Daniele. Per la prima volta i due saranno a pochi metri l’uno dall’altro in un giorno carico di tensione. Il figlio crede all’innocenza del padre accusato di avergli ucciso la madre «che tengo sempre nel cuore» ha fatto sapere attraverso il suo legale alla cugina di Roberta, Maria Ragusa. Una risposta all’accusa della donna dopo la lettera di appoggio al padre definita «da brividi».
Convinto dell’allontanamento volontario della moglie e dal dicembre 2016 sottoposto alla misura cautelare dell’obbligo di dimora a Pisa e San Giuliano Terme con divieto di uscire dalle 21 alle 7, Logli ha avuto un fronte giudiziario parallelo oltre a quello sostenuto per la scomparsa di Roberta. Dopo aver fatto causa al Comune, in anni precedenti alla sparizione della donna, ha ottenuto il riconoscimento a cui ambiva e dalla Geste è rientrato negli organici comunali. Lavora dai primi di gennaio all’ufficio tecnico. Un’altra vita in attesa di un verdetto che non ammette sfumature. Colpevole o innocente.
Pietro Barghigiani
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