Il Tirreno

Pisa

Accuse da testi non credibili

I legali di Logli puntano a smontare le versioni di Gozi e Piampiani in via Gigli

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PISA. Più che dimostrare l’innocenza di Antonio Logli va instillato il dubbio sulla sua colpevolezza. E nel dubbio si assolve.

È una missione che per gli avvocati Roberto Cavani e Saverio Sergiampietri (nella foto in alto con Logli) trova fondamento nelle 12mila pagine dell’inchiesta arrivata a una verità giudiziaria di primo grado e che non mancherà di planare nelle austere aule della Cassazione.

L’architrave dei difensori era e resta l’attendibilità dei testi. Definiti inattendibili, confusi, imprecisi. Loris Gozi e Silvana Piampiani sostengono di aver visto, ognuno all’insaputa dell’altro, in via Gigli tra le 00,30 e le 1,15 circa Antonio e Roberta. Quando l’accusa contesta a Logli di aver avuto un atteggiamento non collaborativo durante le ricerche, i legali ricordano le numerose telefonate ai parenti di Roberta, i giri in auto tra Pisa e Orzignano, ai cimiteri, i contatti con vigili urbani e i carabinieri di Pontasserchio e San Giuliano Terme.

Niente di nuovo sul motivo per cui Logli disse a Sara Calzolaio, allora amante e poi compagna, di cancellare le mail e gettare i telefonini dedicati alle loro conversazioni intime. «Volevo proteggerla, lei era nei Testimoni di Geova e non avrebbero accettato una relazione extraconiugale» è la spiegazione. I graffi? «Intanto è uno solo e se lo è procurato con un ulivo, lo ha spiegato subito ai carabinieri». Ma il nodo centrale del ricorso punta a smontare la credibilità di Gozi e Piampiani e il corredo delle loro affermazioni.

Gozi dice si aver visto Logli alle 00,30-00,40 seduto al volante della sua Ford Sw in via Gigli. Poi intorno alle una ritiene che fosse ancora lui l’uomo che stava litigando con una donna poi fatta salire a forza, con tanto di testa battuta sul montante dell’auto, su una CitroënC3, la stessa in uso a Roberta.

Piampiani, anche lei residente in via Gigli, dice di aver visto una coppia litigare, ma intorno alle 00,40.

«Gli orari del presunto litigio non collimano» scrivono gli avvocati nel ricorso. Gozi ha sempre sostenuto di non aver incontrato nessuno mentre a passeggio con il cane una assiste al litigio a circa 70-80 metri di distanza. La Piampiani riferisce di aver visto un uomo con un cagnolino.

«Non è comprensibile come Gozi non possa non aver scorto ed essersi reso conto del transito a pochi metri da lui di un motorino (quello della Piampiani, ndr) che con il proprio rumore di motore e fanali accesi squarcia in maniera certamente fragorosa l’assoluto buio di via Gigli in piena notte». Entrambi riferiscono di aver visto delle macchie di sangue sul ciglio della strada, «ma le collocano in punti diversi». I difensori rimarcano con forza il risultato delle perizie psichiatriche sulla donna le cui condizioni ne «compromettono la capacità a testimoniare».

Viene citato un episodio. La donna aveva sostenuto che due giorni dopo la sparizione di Roberta Logli aveva bruciato dei cartoni in via Gigli provocando lo stop di un treno. Un evento mai accaduto. Gozi viene descritto dai difensori come un teste alla ricerca di pubblicità sui media «nelle interviste tv ogni volta aggiunge un dettaglio in più», mentre Piampiani oltre all’inattendibilità per il suo stato di salute mentale «ha una curiosità per i programmi televisivi dai quali assume informazioni e sembra in competizione con Gozi con cui pare aver avuto colloqui sia prima che dopo le loro rispettive assunzioni a sommarie informazioni».

Per i difensori di Logli con due testimoni del genere non si condanna una persona per omicidio.(p.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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