Il Tirreno

Pisa

caso ragusa

Caso Ragusa, parla il figlio di Logli: «Mio padre è innocente»

Pietro Barghigiani
Antonio Logli
◗
Antonio Logli

Daniele scrive ai giudici della Corte d’Appello. «Quella sera non sentii litigare i miei genitori»

4 MINUTI DI LETTURA





[[atex:gelocal:il-tirreno:pisa:cronaca:1.16631159:Video:https://video.gelocal.it/iltirreno/locale/caso-ragusa-parla-il-figlio-di-logli-mio-padre-e-innocente/99628/101208]]

PISA. Quello che era rimasto per anni nell’intimità di una famiglia travolta da un caso che non ha risparmiato dettagli privati anche di chi non era indagato, ora diventa un documento agli atti di un processo. Daniele Logli, figlio di Antonio e di Roberta Ragusa, crede nell’innocenza del padre. Lo sostiene in una lettera depositata in cancelleria dall’avvocato Beatrice Vestri il 9 marzo, che lo assiste come persone offesa.

Daniele, 21 anni, fu il primo nel gennaio 2012 a darsi da fare per cercare la mamma sparita nel nulla, non ha mai abbandonato il padre. Scrisse a “Chi l’ha visto?”, mobilitò amici e sconosciuti su Facebook per ottenere risposte a una scomparsa che con una sentenza del dicembre 2016 per il Tribunale di Pisa è spiegabile con una condanna a 20 anni per omicidio volontario e distruzione di cadavere. Un verdetto contro Antonio Logli, il padre che per Daniele non è colpevole.

[[atex:gelocal:il-tirreno:pisa:cronaca:1.16334436:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/pisa/cronaca/2018/01/10/news/logli-sicuramente-verro-assolto-1.16334436]]

Un papà di cui ha accettato la presenza in casa dell’amante poi diventata convivente, Sara Calzolaio. Scrive il legale a nome del figlio maggiore che da anni non ha più contatti con le cugine di Roberta, costituite parte civile in primo grado e ora anche in appello: «Daniele Logli ieri come oggi vive nella certezza che il padre Antonio non abbia commesso i fatti attribuitigli. È ferma convinzione del figlio che Antonio Logli non ne avrebbe avuto o ne abbia la capacità. Non avrebbe mai potuto porli in essere, né sopportarne così a lungo le conseguenze e il peso».

Il primo difensore di Antonio è il figlio. Che ora mettere nero su bianco quello che ha sempre pensato provocando un dolore verso i parenti di Roberta che non hanno mai creduto all’ipotesi dell’allontanamento volontario. «Daniele Logli vuole essere presente e partecipare al processo a carico del padre, non per vederlo condannato ma nella speranza di vederlo prosciolto da ogni accusa allo stesso contestata – prosegue il legale –. Daniele Logli vuole testimoniare, con la sua sola silenziosa e composta presenza in aula, la sua ferma convinzione che il padre non ha commesso i fatti di cui viene accusato. Ciò per semplici motivi che spesso sfuggono agli occhi troppo attenti alle mere carte, portatrici di soli indizi, ma che non riescono a rappresentare per un figlio in maniera convincente ciò che effettivamente è accaduto».

VIDEO. Logli dopo il primo giorno di lavoro

[[atex:gelocal:il-tirreno:pisa:cronaca:1.16631150:Video:https://video.gelocal.it/iltirreno/dossier/roberta-ragusa/caso-roberta-ragusa-antonio-logli-dopo-il-primo-giorno-di-lavoro-l-avvocato-e-tornato-dove-doveva-essere/95299/96864]]

Il figlio di Antonio e Roberta non si limita a una vicinanza al padre. Entra anche nel merito delle indagini. È sempre l’avvocato che scrive riportando la volontà del cliente: «Daniele Logli la sera tra il 13 e il 14 gennaio 2012 era nella sua camera a pochissima distanza da quella famigerata scala che porta alla soffitta. Secondo la tesi accusatoria proprio innanzi a quella scala si sarebbe verificata la discussione fra il padre e la madre, discussione tanto accesa e furibonda da aver indotto la madre Roberta a scappare da casa temendo per la sua stessa vita. Possibile che una lite così violenta non sia stata sentita o avvertita dallo scrivente? Ed ancora, perché nessuno ha mai chiesto al figlio se avesse udito il litigio tra i genitori o qualcosa di insolito la notte della scomparsa della madre?».

CASO RAGUSA. Dalla scomparsa alla condanna, tutte le tappe della storia

Secondo il legale «è lo stesso il padre che, accusato di un così efferato crimine, durante tutti questi anni è stato sempre presente nella vita dei suoi figli rappresentando il primo e l’unico punto di riferimento e di forza al quale aggrapparsi durante i terribili momenti vissuti dalla scomparsa della madre sino ad oggi». E’ lo stesso uomo accusato del terribile crimine, che, invece, da padre ha incoraggiato suo figlio, lo ha rassicurato, difeso e protetto da tutto quello che la vita gli ha riversato addosso in questi anni con inaudita ferocia e se Daniele Logli è riuscito a lenire il dolore ed il trauma derivante dalla scomparsa della madre, ciò è frutto oltre che dell’educazione e dei valori profusi nel tempo da entrambi i genitori, anche e soprattutto del supporto ed alla vicinanza paterna. Ecco perché Daniele, da figlio, è convinto che sarà fatta giustizia e che suo padre verrà prosciolto».

L’appuntamento è per mercoledì 28 marzo al Palagiustizia di Firenze. Una lunga giornata in Corte d’Assise d’Appello, a porte chiuse, che dovrebbe concludersi in serata con il verdetto della giuria (due togati e sei giudici popolari). Conferma dei 20 anni per Logli, assoluzione o riqualificazione del capo d’accusa con una pena diversa da quella inflitta in primo grado.

Di sicuro ci sarà la terza tappa in Cassazione per una storia capace di dividere il Paese tra colpevolisti e innocentisti. Il figlio di Antonio e la sorella minore non si erano costituiti parte civile a Pisa. La loro sentenza sul papà l’hanno pronunciata fin da subito. Credono al padre quando racconta che la loro mamma se ne è andata una sera di gennaio di sei anni fa dalla casa di via Dini a Gello senza neanche salutarli.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web