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Pisa

Una yurta dà il benvenuto al fotografo Yamashita

Una yurta dà il benvenuto al fotografo Yamashita

Una tipica abitazione mobile delle popolazioni dell’Asia Centrale è stata montata nell’atrio di Palazzo Blu, che dal 24 ospiterà la mostra “Il viaggio di Marco Polo”

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PISA. È stata installata, nell’atrio di Palazzo Blu, una yurta, la tipica abitazione mobile delle popolazioni dell’Asia Centrale. L’installazione rappresenta il primo evento nell’ambito della mostra “Il viaggio di Marco Polo nelle fotografie di Michael Yamashita”, che si terrà a Palazzo Blu dal 24 marzo al primo luglio, durante la quale, attraverso le immagini del grande fotografo del National Geographic, sarà possibile rivivere il viaggio del mercante veneziano lungo la via della seta.

A realizzare la yurta, assemblata il 21 marzo, proprio nel giorno in cui è celebrato il Nawruz, ossia l’inizio del nuovo anno persiano, sono stati Pier Giorgio Borbone, professore ordinario di Semitistica all’Università di Pisa, e alcuni studenti provenienti dal Kirghizistan, dal Kazakistan e dalla Mongola, che si trovano a Pisa grazie all’Erasmus Plus un programma di mobilità studentesca che - come ha spiegato Ann Katherine Isaacs, delegata del rettore dell’Università di Pisa per i programmi europei - permette interscambi non solo in Europa ma anche con l’Asia e con il resto del mondo. «L’Università di Pisa – ha sottolineato la professoressa, nominata nel 2016 rappresentante italiana dell’Et 2020 – ha iniziato già dal 2004 ad instaurare strette collaborazioni con i Paesi dell’Asia centrale, assistendoli anche nell’ammodernamento del sistema universitario. Quella di oggi è dunque una celebrazione importante della nostra capacità di collaborare anche a migliaia di chilometri di distanza».

I ragazzi, che non avevano idea di come costruire una yurta, «probabilmente perché provenienti da grandi città dove ormai non si costruiscono più strutture di questo tipo», ha specificato Borbone, grazie a questa opportunità hanno quindi potuto ritrovare un po’ della loro tradizione. Il professore, che ha messo a disposizione la struttura, li ha infatti aiutati nelle varie fasi di montaggio della yurta, partendo dall’assemblaggio del telaio, fatto essenzialmente di tralicci di salice, passando poi alla copertura della struttura, realizzata con teli di feltro, utilizzati anche per ricoprire il pavimento. La yurta, che ha un diametro di circa 2,70 metri, è quindi piuttosto piccola rispetto a quelle costruite in Asia, se si pensa che potevano ospitare famiglie intere, ed è dotata di un’apertura da dove fuoriusciva il fumo della stufa ed entravano la luce e l’aria; l’ingresso, un piccolo ritaglio, guarda, come da tradizione, verso sud.

Giulia Serni



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