Il Tirreno

Pisa

Una sfida che dura da 450 anni

di Daniele Benvenuti
Una sfida che dura da 450 anni

Compleanno super per il Gioco del Ponte. Balestri racconta la rinascita moderna

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PISA. Il Gioco del Ponte celebra quest’anno i suoi 450 anni. Risale infatti al 22 febbraio 1568 la prima edizione di questa sfida di cui abbiamo notizie. 450 anni in cui il Gioco ha conosciuto periodi di gloria ma, forse in maggioranza, periodi in cui è stato sospeso o addirittura annullato. Dal 1982 è tornato al suo antico splendore diventando una delle rievocazioni storiche più importanti come numero di partecipanti (tra corteo dei figuranti e combattenti) e pubblico. Una rinascita frutto di un grande lavoro di ricerca storica compiuto alla fine degli anni Settanta, quando il Comune era guidato dal sindaco Luigi Bulleri, da pochi appassionati e dai funzionari di Palazzo Gambacorti. Tra questi Roberto Balestri, allora dirigente dell’ufficio Turismo, a cui si deve la rinascita del Gioco come lo conosciamo. «Il Gioco del Ponte moderno – ci racconta Balestri, che oggi è uno dei più grandi conoscitori della manifestazione – riprese dopo la guerra nel 1947 ripartendo soprattutto dai costumi realizzati per l’edizione del 1935 da Fortunato Bellonzi. Furono fatte delle modifiche grazie a Ferruccio Giovannini che ridisegnò le magistrature e soprattutto introdusse per la prima volta il carrello. Si arrivo fino al 1963, poi una interruzione dovuta ad una forte usura proprio dei costumi. L’alluvione del 1966, con crollo di parte dei lungarni, fu il definitivo colpo di grazia. Nel 1976 – spiega ancora Balestri – si ricominciò a riparlare di Gioco. Innanzitutto recuperando costumi e corazze custoditi alla Cittadella e iniziando il restauro. Nel 1981 ci fu un grande corteo come prova generale, corteo che ebbe un incredibile successo di pubblico. Poi nel 1982 il Gioco tornò sul ponte di Mezzo».

L’EDIZIONE DEL 1568. Gli storici fanno risalire la sfida tra Tramontana a Mezzogiorno al Gioco del Mazzascudo che si svolgeva probabilmente nella piazza degli Anziani (l'attuale piazza dei Cavalieri). Ma l’edizione del 1568 fu molto diversa. Parola a Balestri. «L’ultima edizione del Mazzascudo è datata 1407, come riportato su un sonetto in volgare (i cosiddetti “Lamenti storici”). Siamo negli anni della dominazione fiorentina e quindi nessun’arma poteva più essere in possesso dei pisani. Solo a metà del Cinquecento, seppur sempre sotto il dominio di Firenze, Pisa fu maggiormente considerata dai Granduchi divenendo la seconda città toscana per importanza. Fu perciò permesso nuovamente ai pisani di disputare il loro Gioco. Da qui l’edizione del 1568 sul ponte principale della città. Fu un “Gioco al ponte a sassate” – dice Balestri –, tipico torneo medioevale in cui le Parti si disputavano il dominio con i sassi. La vittoria in quell’edizione andò a Mezzogiorno. Il Gioco non aveva però una data precisa. Era considerato dai Granduchi uno spettacolo da celebrare solo in particolari occasioni».

GLI ANNI DEL GRANDUCA PIETRO LEOPOLDO. Nel 1765 sul trono del Granducato di Toscana sale Pietro Leopoldo. «Nonostante fosse un “sovrano illuminato” – racconta Balestri – a cui si deve tra l’altro l’abolizione della pena di morte, non amò mai il Gioco ma anzi lo osteggiò con forza considerandolo causa di “violenza, dissipazione e vizi”. Fino al suo regno si erano svolte una trentina di edizioni con cadenza triennale; sotto di lui si disputarono solo tre edizioni, 1767, 1776 e 1785. Il Gioco che comunque aveva preso le caratteristiche che conosciamo, con combattenti, celatini e targoni. E proprio i targoni entrarono nel mirino di Pietro Leopoldo per la loro capacità di offendere. Per questo nel 1782 fece preparare tre bozze di un targone diverso da come lo conosciamo (una di queste è ancora conservata nel museo di Palazzo Reale, ndr) e per l’edizione del 1785 introdusse regole ancora più ferree contro ogni deriva violenta della sfida contribuendo alla sua progressiva scomparsa. Poi nel 1807 il colpo di grazia con l’ultima edizione storica».

LA RINASCITA NEL 1935. In pieno fascismo la propaganda rispolverò le rievocazioni storiche come esaltazione del regime. «L’Opera nazionale del dopolavoro fascista – è ancora Balestri che spiega – fu incaricata di ripristinare il Gioco. I costumi furono affidati a Fortunato Bellonzi, allora ventottenne, scrittore, critico d'arte, saggista pisano. In quell’occasione compare per la prima volta anche la magistratura di San Francesco mai presente nelle contese storiche. Il Gioco si svolge come corpo a corpo tra combattenti con i celatini che dovevano catturare gli avversari. Si rivela però un vero caos facendo addirittura intervenire i fabbri per liberare gli uomini dalle corazze. Quell’edizioni finì quindi in parità. Nel 1936 si provò a mettere qualche regola in più sistemando sul ponte delle bandierine che visivamente registravano l’avanzamento delle Parti. Ma il Gioco non ebbe seguito».

NEL 1947 INIZIA L’ERA MODERNA. È una Pisa ancora in ginocchio dalla guerra quella che torna ad appassionarsi al Gioco del Ponte. Ferruccio Giovannini si occupa di ricostruire la manifestazione mettendo però da parte la storia. Ancora Balestri: «Le Parti erano composte da cinque squadre ciascuna. Sparivano però i nomi storici indicando i quartieri con i nomi delle rispettive porte (Porta a Mare, Porta a Lucca). Viene introdotto il carrello per evitare il corpo a corpo. L’edizione del 1947 si disputò all’Arena Garibaldi ma anche in quell’occasione non fu un’edizione fortunata e finì di nuovo in parità. Si andò avanti fino al 1963, poi il nuovo oblio».

IL GIOCO DEL 1982. Una rinascita che vede Roberto Balestri tra i protagonisti. «Rinasceva il Gioco e rinasceva con i nomi storici delle squadre. Il carrello fu una mia intuizione osservando un dipinto del Gioco presente negli uffici comunali. Era infatti diverso da quello degli anni prima della sospensione perché permetteva ai combattenti una “via di fuga”, rispetto alle gabbie che aveva introdotto Ferruccio Giovannini. Si provò anche a riproporre una sfida “corpo a corpo" – ricorda ancora Balestri – sul tipo della mischia del rugby, ma l’esperimento naufragò». L’edizione del 1982, preceduta un anno prima da un grande corteo storico nel centro storico che riaccese la scintilla della passione nei pisani, rischiò però di finire male. «Anche in quell’occasione, così come nel 1935 e nel 1947, si rischiò un nulla di fatto per la famosa rondella ritrovata sotto il carrello – spiega – che Mezzogiorno riteneva fosse stata messa dagli avversari per bloccare la corsa. Non fu disputato l’ultimo combattimento, la vittoria andò comunque a Tramontana». Sicuramente il Gioco dell’era moderna ha avuto una continuità davvero importante: trentasei anni consecutivi, a parte il 2005 che non fu disputato per contrasti tra le Parti sul ponte, sono sicuramente un record. Conclude Balestri: «Il Gioco è rinato ma dobbiamo ancora lavorare tanto per radicarlo nei giovani iniziando proprio dai giovani e dalle scuole. Un Gioco attraverso il quale possiamo infatti riscoprire la storia culturale, urbanistica e militare della nostra città».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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