Sicurezza
Niente corruzione: infermiere prosciolto
Il caposala di Cisanello Giampietro Ercoli non fece impiantare i pacemaker promossi da Bonaccini, che gli regalò un tablet
PISA. Non c’è stata corruzione. Dietro quel tablet in regalo non vi erano scambi di favori. Tanto meno l’utilizzo, nelle sale operatorie dell’ospedale di Cisanello, di un tipo di pacemaker anziché di un altro. E nemmeno di altri particolari prodotti sanitari. È per questo che il giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Pisa, Giulio Cesare Cipolletta, ha disposto la sentenza di non luogo a procedere nei confronti di Giampietro Ercoli e Marco Bonaccini.
Il primo – infermiere di Vecchiano di 65 anni – all’epoca dei fatti era uno dei capisala in organico all’unità operativa di Malattie cardiovascolari dell’Azienda ospedaliero-universitaria pisana. Il secondo – 56 anni e residente a Vaglia, in provincia di Firenze – promuoveva i prodotti biomedici delle società Sorin Group srl, St Jude Medical spa e Cid spa, mai chiamate in causa dai magistrati toscani. È un’inchiesta partita dalla procura di Firenze quella denominata “Cuore d’oro”, che quando fu chiusa – nel maggio del 2016 – contava su 13 persone indagate, fra medici, infermieri, dirigenti di struttura e, appunto, rappresentanti delle imprese del settore della biomedica.
Secondo l’accusa alcuni addetti ai lavori, in cambio di regalie, avrebbero favorito l’utilizzo di particolari prodotti sanitari promossi proprio dai rappresentanti delle società (non coinvolte nelle indagini), i quali avrebbero assicurato prodotti elettronici, viaggi e soggiorni in albergo a chi avrebbe spinto per impiantare determinati apparecchi nei pazienti ricoverati in ospedale. Ma per il giudice Cipolletta, a Cisanello, non si è verificato nulla di tutto ciò.
Il filone pisano dell’inchiesta, dal palazzo di giustizia di Novoli, dopo qualche mese è stato spostato al tribunale di Pisa per competenza territoriale. E ieri l’infermiere Giampietro Ercoli (difeso dall’avvocato Stefano Ercoli) e il promotore Marco Bonaccini (assistito dal legale Umberto Schiavotti) sono stati prosciolti dalle accuse mosse a loro carico dalla procura. Il tablet-regalo – l’oggetto elettronico che avrebbe dovuto motivare Ercoli nello spingere per i prodotti biomedici promossi dal rappresentante fiorentino Bonnaccini – per il gup non ha portato al reato di corruzione contestato. Per questo entrambi sono stati prosciolti.
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