Il Tirreno

Pisa

Caso vaccini, la famiglia condannata farà ricorso

di Stefano Taglione
Caso vaccini, la famiglia condannata farà ricorso

I genitori non avevano presentato l’autocertificazione al Comune di San Giuliano e la bimba fu esclusa dal nido. Dal processo il pagamento di 10mila euro di spese 

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SAN GIULIANO TERME. «Una condanna del genere è ingiustificata. Di solito, in casi simili, le spese processuali si compensano. Invece i miei assistiti dovranno pagare oltre diecimila euro al Comune di San Giuliano Terme. Solo per essersi appellati a un giudice per capire se la loro bambina poteva andare al nido oppure no».

È arrabbiato l’avvocato Andrea Callaioli, che insieme alla collega Francesca Palamà ha deciso di presentare reclamo al Tribunale di Pisa in composizione collegiale contro la sentenza che condanna i suoi assistiti al pagamento di ottomila euro di spese di lite (per l’esattezza 7.962, oltre ai versamenti generali, dell’Iva e della Cassa previdenza forense) all’amministrazione guidata dal sindaco Sergio Di Maio. La famiglia, assistita dai due legali, nei mesi scorsi ha voluto impugnare la determina dell’ente locale che sospendeva la figlia – insieme ad altri cinque bambini – dalla frequenza dell’asilo nido Mary Poppins di Ghezzano, almeno fino al momento della presentazione dell’autocertificazione.

Un documento necessario per informare l’ente pubblico sulla della volontà di effettuare i vaccini obbligatori in base al cosiddetto Decreto Lorenzin, il disegno di legge introdotto quasi un anno fa dal Consiglio dei ministri (dal nome della responsabile della Salute, Beatrice Lorenzin) poi confermato nel suo impianto generale dal Parlamento, che ha ridisegnato il calendario vaccinale degli scolari.

La giudice Laura Pastacaldi – nella sua sentenza della scorsa settimana – non si è comunque espressa nel merito della questione, ma ha chiarito che non sarebbe il tribunale civile di Pisa l’organo a cui i genitori dovevano rivolgersi, ma il Tar della Toscana, perché si trattava di una questione prettamente amministrativa. Così, la loro richiesta di riammissione d’urgenza al nido, è stata bocciata per un «difetto di giurisdizione», anche se la materia del contendere era anche venuta meno, visto che la famiglia nel frattempo aveva ritirato la bambina da scuola. «Mi sono rivolto al tribunale civile anche perché alcune sentenze della Cassazione avevano stabilito che fosse possibile intraprendere questa strada – conclude Callaioli – ma al di là di tutto sono rimasto stupito dagli oltre 10mila euro che i miei assistiti dovranno pagare: bisognerebbe evitare di essere eccessivamente punitivi verso le persone».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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