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Pisa

Forno crematorio ripartenza ok dopo i disservizi

Forno crematorio ripartenza ok dopo i disservizi

L’impasse superato con la formazione di due nuovi addetti Braccini (Socrem): «Ora il giardino delle rimembranze»

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PISA. «Una domanda cresciuta negli ultimi anni in maniera esponenziale che non riesce a trovare risposte adeguate».

A distanza di un mese dalla chiusura imposta dalla mancanza di personale, ieri è stato riacceso il forno crematorio del cimitero di via Pietrasantina. Nelle ultime settimane sono stati formati due addetti della cooperativa che gestisce i servizi cimiteriali per sopperire alla mancanza di personale del Comune, gestore dell’impianto, che nelle scorse settimane ha costretto agenzie funebri e associazioni di volontariato a “parcheggiare” decine di salme nelle camere mortuarie alimentando un “turismo funebre” verso altri impianti della Toscana con costi triplicati per le famiglie dei defunti.

La riaccensione dell’impianto a pieno regime supera i problemi delle ultime settimane, ma non le criticità di un servizio «non adeguato a gestire la forte domanda, che negli ultimi anni ha conosciuto un vero e proprio boom», sottolinea Adolfo Braccini, presidente della Società pisana per la cremazione (Socrem), che vanta 5.580 soci. Nel 2017, a fronte di 1.031 decessi, sono state effettuate 752 cremazioni (il 72,94%).

«Non è solo un problema legato agli impianti, ma ad una mancanza di sensibilità su tutto quello che ruota attorno alla cremazione», aggiunge il presidente della Socrem. A partire dall’assenza di una sala del commiato e del giardino delle rimembranze, spazio dedicato allo sversamento delle ceneri. «In tutta la provincia - prosegue Braccini - non esiste un giardino della memoria, né una sala del commiato pubblica e questo dimostra che non c’è corrispondenza tra l’aumento della domanda e l’offerta degli enti pubblici, dovuta soprattutto ad una mancata percezione del fenomeno» che, oltre a fornire un servizio (con vantaggi pratici ed economici per i familiari dei defunti), potrebbe contribuire ad alimentare le casse comunali. Nonostante vari progetti elaborati da Palazzo Gambacorti, il giardino delle rimembranze non è mai stato realizzato. La Socrem, in attesa di concretizzare le volontà dei defunti, è costretta ad “affittare” per circa 3.000 euro l’anno dei loculi provvisori per conservare le ceneri. Decine le famiglie che decidono invece di trattenerle momentaneamente in casa.

Una situazione di stallo che potrebbe sbloccarsi con il progetto presentato dalla Società per la cremazione nel 2005, poi modificato nel 2011 e nuovamente proposto lo scorso febbraio. Il piano, che la Società si è detta disponibile anche a finanziare completamente, prevede la realizzazione di un semplice giardino con al centro una fontana che disperde l’acqua, insieme alle ceneri, nel terreno. Il progetto, che da anni attende risposte, è però ancora fermo in Comune. Quello della dispersione delle ceneri è un fenomeno importante (la richiesta è di circa il 35%) che viene concretizzato nelle più svariate forme: in mare, grazie ad una convenzione con una società di volontariato, e prossimamente probabilmente anche in natura attraverso un accordo con il Parco di San Rossore.

«Nella scelta della destinazione delle ceneri c’è una testimonianza di vita anche post-mortem - sottolinea Braccini -: scelte che hanno un senso rispetto ai percorsi di vita. I nostri non sono semplici soci, ma persone che lasciano un testamento che noi ci impegniamo a concretizzare». Un impegno spesso frenato dall’assenza di strutture. «Il giardino della memoria, così come la sala del commiato - conclude -, sono servizi che l’ente pubblico dovrebbe fornire ed assicurare. Per farlo occorre però più attenzione e sensibilità».

Danilo Renzullo

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