Il Tirreno

Pisa

A San Piero c’era un porto

A San Piero c’era un porto

Nel 44 d.C. il mare arrivava lì, oggi dista cinque chilometri

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Quando si parla di litorale pisano la mente va subito all’estate, agli scogli di Marina di Pisa e all’arenile di Tirrenia e Calambrone. Per gli appassionati di pisanità il nostro litorale richiama la storia del Novecento: D’Annunzio, la fabbrica di Boccadarno, il Trammino, le colonie, gli anni d’oro del cinema, le bonifiche, il Liberty, il parco e i suoi splendidi prodotti.

Meno note e approfondite sono le dinamiche naturali che hanno portato alla formazione della costa pisana. Attuali sono le questioni legate all’erosione, alle azioni per limitare questo innaturale fenomeno e a tutti quei progetti “strategici”, ma pericolosi, per il futuro dell’arenile, come la mega Darsena Europa nel porto di Livorno. Che la pianura pisana sia di tipo alluvionale è acclarato. L’Arno, l’Auser (il Serchio) e i relativi affluenti hanno da sempre trasportato detriti e alluvionato la nostra zona, permettendo l’insediamento umano in tempi antichissimi nelle aree più elevate rispetto all’acqua. La linea di costa, per quanto il nostro territorio fosse conformato a palude, si è sempre mossa verso il mare.

La tradizione racconta che a San Piero a Grado, nel 44 d.C., sbarcò San Pietro in viaggio dalla Palestina e vi celebrò la prima messa cristiana. Il mare arrivava in quel punto, oggi dista cinque chilometri. Questo episodio, senza entrare in tecnicismi geomorfologici, è citato per dare un’idea della velocità di variazione della linea di costa dell’epoca. Poi, come spesso accade, arrivò l’opera umana a modificare le leggi della natura. Nel tempo, per bonificare le paludi, si è cercato prima di colmare le zone umide con i detriti dei fiumi (esempi locali sono le “Bocchette” a Putignano e le “Tre buche” a San Piero). Successivamente, per tenere asciutte le zone basse si sono studiate e realizzate opere idrauliche come idrovore, canalizzazioni e regimentazioni dei fiumi e dei fossi. Eppure i fiumi continuano a sfociare in mare e gli arenili attigui (a senso) dovrebbero avanzare, invece di arretrare. Ma non funziona più così e le cause sono sempre imputabili all’uomo.

In caso di erosione è evidente che l’apporto dei sedimenti fluviali risulta scarso e non più in equilibrio con i sedimenti trasportati dal mare, così come è abbastanza noto che i porti, il cemento e le dighe marine possono influenzare le correnti locali e modificare il relativo assetto costiero. Nel primo caso (detriti insufficienti), bisogna partire dal punto in cui l’uomo ha cominciato a costruire dighe fluviali per centrali idroelettriche (il Serchio ne ha molte, per esempio) oppure ha intrapreso attività estrattive di rene e sabbie per usi civili e industriali. Nel nostro caso, oggi esiste anche il canale Scolmatore che assolve il compito anti-alluvionale, ma si prende anche una bella quantità di sabbia dell’Arno stesso. Il secondo caso è certamente il più gravoso e merita studi e tecnologie di intervento mirate, per quanto poi, come nel caso della Darsena Europa, le motivazioni ambientali si scontrino palesemente con questioni economiche e politiche.

Il fenomeno dell’erosione del nostro litorale, nell’ultimo secolo, è particolarmente evidente a sud di Boccadarno e sulla spiaggia del Gombo. Davanti a piazza delle Baleari, nei primi del Novecento, l’arenile era largo quasi cento metri, mentre oggi, se non ci fossero le dighe di scogli, l’acqua arriverebbe sulla strada (in effetti, durante le mareggiate, lo fa). Questo fenomeno, insieme alla costruzione della fabbrica di Boccadarno, fu elemento storico di cambiamento di vocazione per Marina di Pisa: da paese di villeggiatura a paese industriale. Il baricentro balneare si spostò negli anni Trenta verso sud (Tirrenia e Calambrone), fino ad allora territori naturali alla stregua di San Rossore. Ma oggi anche quelle spiagge rischiano di essere mangiate in breve tempo a causa del progetto Darsena Europa e a decisioni molto “politiche” e poco tecniche. C’è davvero bisogno di un ampliamento dei moli container nel porto di Livorno, con Genova e Piombino che hanno la stessa funzione? Intendiamoci, non si tratta di campanilismo Pisa-Livorno, anzi, l’area vasta costiera della Toscana andrebbe potenziata e valorizzata ed il porto di Livorno è importantissimo anche per il turismo della nostra città. Le preoccupazioni riguardano un progetto che rischia di essere sovradimensionato e costoso al pari di quello che è già successo con il PisaMover e del progetto di ampliamento dell’aeroporto di Firenze. Considerando che sia SuperPeretola che la nuova Darsena Europa hanno in sé dei rischi ambientali tutt’altro che trascurabili.

Quali saranno gli effetti e le contromisure da prendere contro l’erosione della nostra costa? I tavoli tecnici sin qui svolti sono realistici o di parte? Sono domande abbastanza naturali che i nostri amministratori dovrebbero porsi per difendere l’economia di una zona (quella litoranea) ricca di possibilità economiche, turistiche e imprenditoriali e che già soffre di carenze infrastrutturali importanti e ha dovuto “subire” l’imposizione del rigassificatore davanti a Marina di Pisa. Perdere anche l’arenile sarebbe un colpo mortale per la nostra costa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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