Sicurezza
«L’indifferenza la nostra nemica principale»
Lo ha detto il generale Garofano (ex Ris di Parma) al convegno su stalking e femminicidi
PISA. Dopo la Scuola Sant’Anna, anche la Scuola Normale di Pisa rinnova quest’anno il sostegno alle donne, promuovendo informazione e lotta contro la violenza di genere. Ieri si è svolto infatti, nella prestigiosa istituzione accademica pisana, il convegno dal titolo “La violenza invisibile: dallo stalking al femminicidio”. Ad illustrare il fenomeno in una prospettiva psico-sociale e criminologica, relatori d’eccellenza ed esperti del settore, attivi sul campo al fianco delle donne in difficoltà: il generale Luciano Garofano, già comandante dei Ris di Parma, Marilù Chiofalo, assessora alle Pari Opportunità del Comune di Pisa, la criminologa Cristina Galavotti, la psicoterapeuta Daniela Lucatti e il giudice onorario Francesca Pidone, entrambe esponenti della Casa della Donna. Primo a esprimere soddisfazione per l'iniziativa il professor Daniele Menozzi, che ha messo in luce l'impegno della Scuola nel contrasto alle discriminazioni a partire dai luoghi di studio e ricerca. Indispensabile inoltre, a detta di Menozzi, il ruolo dei Comitati Unici di Garanzia e la loro coordinazione sul territorio per rendere sostanziali le misure che garantiscono formalmente l'uguaglianza. «Il tema di oggi è di estrema attualità – ha sottolineato l’assessora Chiofalo –: una barbarie la cui presenza nella cronaca nera costituisce solo la punta dell’iceberg. Un problema difficile da sradicare e gravissimo in ogni sua manifestazione. E ancor più grave è la sua resistenza al tempo e alle misure di empowerment, basate proprio sulla cultura del valore e delle differenze nei luoghi di cultura e di lavoro. Dove non si comprende il valore delle differenze, esse si irrigidiscono negli stereotipi e nelle conseguenti discriminazioni».
Sconvolgenti i dati esposti nel corso della conferenza dalla giornalista Antonella Mollica: uno spaventoso rapporto di inversa proporzionalità tra il numero delle vittime e il numero delle denunce. Se sono 3 milioni e mezzo le donne tra i 16 e i 70 anni che hanno subìto stalking almeno una volta nella vita, solo il 15% di loro ha chiesto aiuto. Di quelle poche denunce, molte vengono ritirate perché la vittima cede al senso di colpa: «non posso rovinare il padre dei miei figli», si sente spesso dire. Armato di dati, anche il generale Garofano, che non ha risparmiato i suoi colleghi uomini. «Io e lei – ha detto rivolto al professor Menozzi – siamo in minoranza rispetto alle relatrici. Come uomini, siamo i primi a dover fare un mea culpa: tremila donne uccise dal 2000 ad oggi e nel 21% dei casi terze parti erano a conoscenza dei maltrattamenti da loro subiti. Gravissimo, allora, anche il problema dell'egoismo. La prima barriera da abbattere è quella dell'indifferenza. Già nel lontano 1993, l'Oms segnalava che la violenza di genere uccide più del cancro e delle malattie cardiache. Ma se per sconfiggere queste malattie si lavora quotidianamente, perché non vale lo stesso per il femminicidio?».
Carlotta Lattanzi
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