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Estorsione a luci rosse i soldi erano il saldo finale
Con i 150 euro si sarebbe chiusa la richiesta dell’amante già arrivata a 10mila La madre arrestata perché si era prestata a ritirare la somma. Inchiesta con 4 indagati
PISA. Era la consegna dell’ultima tranche “pretesa” dall’amante per restare in silenzio.
Quei 150 euro passati dalle mani del commerciante ricattato a quelle della mamma della cubana con cui per mesi aveva avuto una relazione all’insaputa della moglie, alla fine si sono rivelati fatali. Spiccioli rispetto a quello che aveva già versato per blindare l’annunciata loquacità della bellezza caraibica.
È uno degli sviluppi dell’indagine della polizia municipale che sabato ha portato all’arresto di una cubana di 45 anni per estorsione aggravata.
L’ultimo pacchetto di regalie per zittire l’amante sarebbe stato quantificato in 2mila euro. I 150 euro, secondo le promesse della giovane, avrebbero chiuso le richieste che l’accusa stima siano costate al negoziante pisano sui 10mila euro.
La mamma è andata a prendere i soldi della presunta estorsione per conto terzi.
Non poteva farlo la figlia, ancora in Spagna e già denunciata per estorsione aggravata in concorso, e così la madre si è fatta carico di rappresentare gli interessi della ventenne fissando un appuntamento con il commerciante.
Solo che l’uomo aveva denunciato il ricatto cui era stato sottoposto da mesi e dopo aver avvertito i vigili urbani le banconote che aveva in tasca erano state segnate proprio per incastrare la mamma della sua giovane amante, ormai diventata ex.
Sono indagati per lo stesso reato in concorso oltre alla ventenne, anche il marito dell’arrestata, italiano, e un amico di famiglia.
La colpa degli uomini, secondo l’accusa, è quella di aver ricevuto su carte ricaricabili parte dei soldi che il ricattato avrebbe dovuto versare per silenziare la sua ex.
Stando ai primi riscontri la versione fornita dai due uomini è quella di non essere stati a conoscenza della natura di quei versamenti.
Avrebbero, in sostanza, fatto un favore alla ventenne “ospitando” sulle rispettive Postepay gli importi che poi venivano girati a quella che viene ritenuta la destinataria finale dei versamenti.
Le indagini non sono ancora chiuse e, prima di chiarire ruoli e responsabilità sarà necessario interrogare tutti e quattro i protagonisti.
L’unico punto fermo è la convalida dell’arresto ai domiciliari per la mamma della giovane da cui tutto è iniziato. Dalla relazione avviata con il negoziante 47enne all’idea, secondo l’accusa, di chiedergli un bel po’ di soldi per non svelare alla moglie la tresca che da mesi aveva imbastito con la giovane cubana. C’era quasi riuscita, se non fosse stato per quegli ultimi 150 euro.
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