Sicurezza
“C’era una volta San Rossore” tra ricordi e cartoline
Un volume di Alessandro Moretti sulla Tenuta e dintorni attraverso immagini d’epoca molto suggestive
PISA. “C’era una volta San Rossore”. Accompagnato dalla proiezione di cartoline d’epoca, raccontate dall’autore, sabato sarà si terrà un incontro sulla Tenuta che ha al centro il volume/raccolta di Alessandro Moretti dal titolo “San Rossore e dintorni nelle cartoline d’epoca”. Nella sede del Ctp 2 al Cep (ore 17), dopo i saluti della presidente Benedetta Di Gaddo, interverrà l’autore con l’assessore Andrea Serfogli, oltre alle testimonianze di Aldo Benvenuti e Renzo Castelli.
«San Rossore in particolare, ma anche il restante territorio del parco più in generale, mi ha sempre fortemente attratto, affascinato e stupito», racconta Moretti. «Sin da piccolo, negli anni Settanta, ero contento matto quando la domenica mattina con i miei genitori, nonni, zii e cugini andavamo sui prati dei Cotoni a mangiare e divertirci fino al tardo pomeriggio, quando sulla via dei Pini passava la campagnola dei carabinieri ad indicare che era giunta l’ora di lasciare la tenuta. Più avanti, negli anni Ottanta, ricordo benissimo la visita a scuola di una guardia del parco, che prima ci parlò del luogo e poi ci accompagnò in gita all’interno di zone di San Rossore che non avevo mai visto; mi piacque talmente tanto il lavoro che quel signore alto e baffuto svolgeva, che dissi: «Voglio fare anch’io la guardia». E siccome le vere passioni nella vita, quando possibile vanno perseguite, ecco il sottoscritto che ormai da molti anni veste con grande dedizione la divisa grigio-verde delle guardie provinciali a difesa della natura».
Nell’introduzione del volume, Moretti scrive: «Chi mi conosce sa l’affezione e l’interesse che nutro nei confronti di San Rossore in primis per i suoi meravigliosi ed unici aspetti naturalistici, che devono doverosamente essere tutelati e conservati, ed in seguito per le tante vicende storiche che in questo lembo di territorio pisano si sono succedute nel corso dei secoli; nessuno meglio del dott. Dario Simoni nel suo San Rossore nella storia stampato a Pisa nel 1908 dall’editore Cav. F. Mariotti, ha descritto quest’incantevole luogo: “Quel lembo di terra toscana posto ad ovest di Pisa, bagnato a ponente dal Tirreno, confinante a mezzogiorno coll’Arno, col Serchio a tramontana e con private proprietà a levante, baciato dal più bel sole che immaginar si possa, costantemente avvolto in un’atmosfera satura di aromi soavi esalati da vaste pinete e da ampie distese di odorose ginestre, dolcemente ventilato nell’epoca canicolare da una brezza ristoratrice, che nelle ore più calde si solleva dal vicino mare, quel lembo di terra, dico, è San Rossore».
L’interesse per San Rossore ha portato Moretti a raccogliere materiale artistico, culturale e storico-collezionistico che negli anni gli ha permesso di accumulare migliaia di oggetti tra libri, riviste, documenti, dipinti, stampe, cartoline ed altro ancora. «Ho sempre pensato - dice - che una raccolta o una collezione di qualsiasi tipologia di oggetti abbia un vero significato soltanto se colui che ne è proprietario in qualche maniera la renda pubblica con il fine di far conoscere aspetti, luoghi, personaggi e aneddoti talvolta poco noti. Nel mio caso una raccolta riferita in gran parte alla Tenuta di San Rossore, ma anche al restante territorio ricompreso tra il Calambrone e la Burlamacca, tanto per citare un altro bel libro sul parco dei primi anni Ottanta».
Pubblicazioni su San Rossore negli anni recenti ne sono state fatte molte. «In una in particolare per me splendida, “San Rossore. Le immagini, le emozioni” di Renzo Castelli, un capitolo è stato dedicato ad alcune cartoline d’epoca provenienti dalla collezione di Flaminio Farnesi, grande cultore dell’arte e della storia pisana, ma un libro interamente dedicato ad esse ancora mancava nel panorama editoriale e per questo mi auguro che questo piccolo volume, il primo di una serie che mi sono prefissato, risulti gradito ai lettori. Questa mia specifica raccolta non è certamente completa, infatti esistono diverse altre cartoline d’epoca di San Rossore stampate nella prima metà del XX secolo che mi auguro nel tempo vadano pian piano ad aggiungersi alle altre, arrivando forse a formare una collezione completa. Non sono state inserite in questo volume le molte cartoline presenti nella raccolta relative ai dromedari ed ai Savoia nella tenuta, perché faranno parte di prossime specifiche pubblicazioni».
Moretti riprende ancora alcune frasi di Dario Simoni: «Pongo perciò termine al mio dire, augurandomi che altri, stimolato dalla modesta mia opera e provvisto di quegli agi e di quell’ingegno che a me fecero difetto, possa, con vera competenza, trattare l’interessante argomento e render pubbliche quelle notizie che fossero a me rimaste sconosciute. Raccogliendo volentieri il suo invito, spero con questa e con le prossime pubblicazioni di contribuire anch’io nel mio piccolo ad una maggiore conoscenza di quel San Rossore che oggi purtroppo non c’è più, perché veramente questo luogo lo merita». (f.l.)
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