Sicurezza
Biologi precari all'ospedale da 15 anni, nonostante la legge non saranno assunti
Sono quaranta, per loro la legge Madia non vale: hanno lavorato per decenni, ma la stabilizzazione vale soltanto per chi è inquadrato con borse e assegni di ricerca
PISA. Una speranza che rischia di trasformarsi in una beffa. Per decine di ricercatori biologi precari dell’ospedale di Cisanello, il percorso di stabilizzazione introdotto dalla legge Madia rischia di eclissarsi con l’ennesima mancata assunzione. Dopo decenni di assegni di ricerca e borse di studio, il loro futuro lavorativo sembra destinato a rimanere “atipico”.
Eppure la legge include nei processi di stabilizzazione «tutto il personale sanitario» precario (coloro che negli ultimi otto anni hanno maturato almeno 36 mesi di contratti a tempo determinato o flessibili), ma esclude dal percorso chi è inquadrato con assegni di ricerca e borse di studio. In quel “buco nero” normativo cui sono i precari pisani.
Si tratta di un gruppo di circa 40 biologi precari del policlinico pisano, al lavoro con contratti parasubordinati firmati dall’Università di Pisa. Per loro il processo di stabilizzazione del personale sanitario rischia di trasformarsi in una beffa. Di fatto è considerato personale “in formazione”, nonostante una collezione di contratti precari che in media supera i 15 anni, toccando punte di 22. Decenni di lavoro, specializzazioni e master, non bastano per essere considerati lavoratori a tutti gli effetti.
Assistiti dalla Flc-Cgil hanno deciso di organizzarsi in una sorta di coordinamento (per aderire è possibile scrivere all’indirizzo mail: precari.dam.aoup@gmail.com) cercando di estendere la battaglia per la stabilizzazione ai colleghi delle Università di Firenze e Siena.
In una lettera-appello, inviata al presidente della Regione Enrico Rossi, al rettore dell’Università di Pisa Paolo Mancarella, e a tutti i responsabili dei dipartimenti e delle strutture coinvolte, il gruppo di biologi precari ha materializzato la delusione per l’esclusione dalla legge Madia, rivendicando provvedimenti immediati per prevedere un piano di assunzioni a tempo indeterminato.
«La precarizzazione del lavoro all’interno dei laboratori di ricerca dei dipartimenti di area medica dell’Aoup ha raggiunto livelli cronici non più accettabili - sottolineano - Siamo in possesso di elevati titoli (dottorati di ricerca, specializzazioni e master) e da anni svolgiamo un ruolo fondamentale contribuendo in maniera determinante all’attività di ricerca e supportando l’attività assistenziale dei medici, ma siamo considerati solo ed esclusivamente personale “in formazione”, senza nessuna tutela e senza nessuna prospettiva di stabilizzazione. Senza il nostro impegno e la nostra costante dedizione - proseguono - l’Università di Pisa non potrebbe competere nella ricerca scientifica e anche l’attività analitica che svolgiamo quotidianamente nei laboratori di fatto sarebbe bloccata. Siamo di fronte ad una colossale ingiustizia e ad una lampante disparità di trattamento tra identiche figure professionali. Come ricercatori precari dell’Università ci sentiamo completamente trascurati: chiediamo provvedimenti immediati per predisporre, attraverso lo stanziamento delle risorse necessarie, un piano programmatico che preveda la stabilizzazione del personale precario dei dipartimenti di area medica dell’Azienda ospedaliero-universitaria pisana».
Cosa è successo dopo l’invio della lettera-appello? Ben poco. Ad un mese dalla spedizione della missiva, una sola risposta, quella del governatore Rossi che ha sottolineato il prezioso lavoro svolto dai ricercatori, ma l’impossibilità da parte della Regione di prevedere un processo di stabilizzazione. Ennesima porta chiusa che ha dato avvio ad una mobilitazione (per ora pisana ma presto forse regionale) che ha l’obiettivo di estendersi a livello regionale per rivendicare, dopo decenni di contratti atipici, l’inclusione nei percorsi di stabilizzazione.
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