Il dolore
Pappiana reggia imperiale
Nel paese vi soggiornarono Arrigo II, Arrigo III e Arrigo IV
Viaggiando veloci sulle nostre automobili, mal percepiamo l’effettiva distanza tra paese e paese, tra campanile e campanile. Il paesaggio urbano si è arricchito di tralicci, viadotti, sottopassi. Ma ci fu un tempo in cui le distanze fra i nuclei abitati erano abissali, nel senso letterario del termine. La pianura pisana, solcata in epoca antica dai fiumi Auser (Serchio) e Arno, era profondamente diversa, come del resto il profilo delle coste. La piana alluvionale pisana, coi monti antichissimi alle spalle, era connotata da grandi distese di acqua palustre e insediamenti urbani arroccati su rare terre emerse. I toponimi che distrattamente ogni tanto ricordiamo, piaggia, arena, acqualonga, pescaiola, campalto, covinaia (contrazione di locus vinarius), ci dovrebbero aiutare a ridisegnare la campagna pisana.
A nord di Pisa sorsero in epoca etrusca piccole fattorie, poi romanizzate. Fra le più antiche ritroviamo Orzignano. Nel II secolo a.C. durante la guerra che vide contrapposti i romani ai liguri, fu edificato un castrum che trasse il nome da Orsinio, comandante e veterano delle truppe. Purtroppo, per ritrovare notizie certe su Orzignano, si devono attendere mille anni. Cencio Savelli, Camerarius di due papi, prima di essere eletto esso stesso al soglio di Pietro come papa Onorio III, redasse l’elenco di tutte le chiese esistenti alla data del 1192, il Liber Censuum Romanae Ecclesiae. Cencio Savelli cita dunque Ursinianum, chiesa parrocchiale già donata il 6 marzo del 930 alla cattedrale di Pisa. Nel 975 Orzignano era dominio dei conti della Gherardesca che vantavano presso il paese anche l’approdo privato, chiamato Porto Fiumicello.
Spostandoci di un miglio, per andare da Orzignano a Pappiana, altra antichissima fattoria, si percorreva un sentiero pedemontano oppure si usava la barca. L’approdo a Pappiana non era semplice perché situato su un lembo di terra circondata dalle acque impetuose dell’Auser e dei rivoli (ricordiamo anche Rigoli), che scendevano dal Monte Pisano. Mentre a Corliano risiedevano i romani di famiglia Venuleia, abili costruttori di fistulae acquariae, ponti e acquedotti, Pappiana vide l’insediamento dei reduci delle guerre sannitiche, la gens Papia. La rivolta sannitica intorno al primo secolo a.C. è testimoniata anche da molte monete coniate dagli insorti che rimarcarono la loro indipendenza ostentando il nome impresso nell’argento. Dopo la guerra, Roma assorbì i pacificati sanniti, la gens Papia appunto, concedendo loro terreni e fattorie lontane dalle loro zone di origine. Anche la città di Ticinum, originariamente fondata dai Galli, fu ripopolata dai romani con gli stessi esuli e prese il nome di Pavia (Papia), divenendo poi capitale del regno longobardo.
La fattoria di Pappiana confinava con quella di Limiti in Covinaia, che traeva il suo nome dalle vigne coltivate al limite nord della centuriazione romana. Come detto, nei periodi piovosi Pappiana era soggetta a frequenti inondazioni e la chiesa locale, venne distrutta più volte. Arriviamo così all’anno 800, quello dell’incoronazione di Carlo Magno, quando la chiesa di Pappiana, riedificata dopo l’ennesimo crollo, fu consacrata dal vescovo di Lucca Giovanni e da quello di Pisa Rechinardo. Appena terminata la cerimonia di consacrazione, i due vescovi insieme a un messo imperiale celebrarono non una messa, ma il processo al sacerdote Alpulo, rettore della chiesa di san Giusto in padule presso Porcari. Reo di atti osceni e perversi, Alpulo, si desume dagli atti del processo, fu condannato in esilio alla Gorgona. Comunque sia, anche quella chiesa fu distrutta dall’ennesima alluvione tanto che la zona dove sorgeva e sorge tutt’ora la chiesa paesana, fu ribattezzata Dirocta. Più salda invece la struttura della fattoria, che nel tempo divenne corte e residenza imperiale.
A Pappiana soggiornarono gli imperatori germanici Arrigo II, Arrigo III e Arrigo IV. Da semplice fattoria a residenza imperiale, Pappiana vantava rendite importanti. Con editto imperiale, poi confermato anche dalla Grancontessa Matilde di Toscana, per sostenere la costruzione della nuova cattedrale pisana fondata nel 1063, le rendite di Pappiana passarono all’Opera Primaziale. L’ennesima inondazione demolì anche la chiesa medievale nella metà del XVI secolo. Con caparbietà, fu nuovamente costruita, mantenendo l’aspetto originario deturpato dagli interventi di ampliamento del 1852 che ne modificarono anche l’orientamento. Pappiana, ieri reggia imperiale, oggi è un punto sulla via provinciale. Rallentiamo e scopriremo molto altro.
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