Il Tirreno

Pisa

Violentatore seriale in cella

Violentatore seriale in cella

Sei episodi in poche ore sull’asse dello shopping Donne toccate e offese. Chiesta perizia psichiatrica

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PISA. Per il primo arresto in flagranza avvenuto il 18 ottobre in Corso Italia ieri pomeriggio in Tribunale l’avvocato ha chiesto una perizia psichiatrica. Vuole farlo giudicare con rito abbreviato subordinato all’accertamento di una condizione psichica ritenuta alterata. Un processo rapido, per limitare i danni di un personaggio accusato di essere un molestatore seriale. In parallelo l’attività della polizia da quel giorno è andata avanti e, partendo dall’episodio, è stata ricostruita la giornata di ordinaria follia di Souleymane Kanoute, 25 anni, senegalese, formale residenza a Pontedera, nel frattempo con il permesso di soggiorno scaduto. È in carcere dal giorno in cui il capo delle volanti Fabrizio Valerio Nocita come raccontò il Tirreno lo placcò dopo che aveva molestato due passanti. Lesioni personali, violenza privata e resistenza e violenza a pubblico ufficiale i reati che lo spedirono al Don Bosco e che ieri sono stati contestati davanti al giudice Eugenia Mirani (pm onorario Vincenzo Molinaro). Per Kanoute, però, è arrivata un’altra brutta notizia. Il sostituto procuratore Aldo Mantovani ha chiesto il giudizio immediato per violenza sessuale continuata, molestie aggravate, violenza privata aggravata e continuata oltre a resistenza a pubblico ufficiale. Prima le testimonianze, poi le immagini della videoserveglianza del Comune tra piazza XX Settembre e piazza del Carmine, hanno irrobustito l’informativa della polizia tradotta in ordinanza di custodia cautelare.

Insomma, il senegalese ha trascorso quel giorno alla ricerca di donne da molestare. Non solo in strada. Sono stati raccolti sfoghi di commesse e bariste. Lo ha raccontato ieri il commissario capo Nocita. Sei le donne assalite e palpeggiate dall’immigrato. Quattro quelle che hanno deciso di denunciarlo. Tra Borgo Stretto e Corso Italia il campo d’azione di Kanoute.

Le immagini sono eloquenti. In piazza XX Settembre si vede l’arrestato che allunga la mano destra per toccare l’inguine di una passante che, decisa, con un gesto fulmineo gliela toglie dalle parti intime.

Il senegalese esordisce intorno alle due del pomeriggio in un bar in Corso Italia. Cerca un approccio sessuale con la titolare che lo respinge. La sua risposta è uno sputo in faccia accompagnato da una serie di offese. Vaga per qualche ora e alle sei viene filmato davanti il Comune. Pochi minuti dopo una ragazza, appena ventenne, mentre è in attesa di attraversare le strisce pedonali, viene palpeggiata ripetutamente sul fondoschiena e sull’inguine. Lei urla, prova a difendersi allontanando l’aggressore con la sua bicicletta, che stava sorreggendo dal manubrio. Il tutto nell’indifferenza della gente che in quel momento attraversava il Ponte di Mezzo che non si ferma a prendere le sue difese. Ma l’uomo non è ancora appagato e continua il suo girovagare alla ricerca di altre donne da toccare. Ricompare sulla scena alle otto e un quarto sempre in piazza XX settembre. Questa volta l’uomo si muove in direzione della stazione. Più tardi la vittima è una giovane commessa di un negozio di profumi che viene toccata e che poi si chiude la serranda. Ma non finisce qui. Sul suo cammino il 25enne in tempesta ormonale e carico di alcol incrocia il capo delle volanti fuori servizio. È la fine di una giornata da balordo con la “mano morta”. Kanoute molesta due donne e il dottor Nocita lo blocca a terra davanti al negozio Benetton in Corso Italia. Commenta il commissario capo: «Il coraggio di denunciare da parte delle donne ha avuto la risposta dello Stato». Una data, un simbolo. L’8 marzo c’è la prima udienza a carico del molestatore seriale cheora invoca una psichiatra per spiegare le sue debolezze.

Pietro Barghigiani

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