Il Tirreno

Pisa

Mamma e poliziotta: si può fare

di Renata Viola
Mamma e poliziotta: si può fare

Il vice questore Rita Sverdigliozzi: «Ma non basta solo la buona volontà»

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PISA. “Volere è potere” è senza dubbio il mantra di Rita Sverdigliozzi, da cinque anni capo della squadra mobile di Pisa, vice questore, funzionario della Questura per i servizi di ordine pubblico. Un rapporto, il suo, di mutua collaborazione non solo con le istituzioni ma anche con i cittadini. «Perché per produrre sicurezza non si può che lavorare in team, dobbiamo lavorare sullo stesso piano con tutti» esordisce.

Determinata e estremamente garbata nei modi, Sverdigliozzi è nata a Boiano, (Campobasso), tre lauree (in giurisprudenza, scienze dell’investigazione e scienze delle pubbliche amministrazioni), ha un passato da insegnante di ruolo archiviato senza troppi indugi dopo aver vinto il concorso in Polizia, quindici anni fa. Lo scorso anno, al primo mese di gravidanza, è stata per diversi giorni al centro della cronaca nazionale per aver sventato il furto della sua borsa, mentre era in macchina nel traffico di Roma. Dopo una breve colluttazione aveva messo in salvo la borsa, ma proprio non avrebbe sopportato l’idea che il ladro motociclista scappasse impunito. «Come in un tunnel vision, pensai solo a portare a termine la missione - ha detto - Fu una questione di secondi, puro istinto, scesi dalla macchina per immobilizzarlo. Una pattuglia di colleghi si trovò a passare e completò l’arresto». Il suo atto coraggioso, compiuto in momento così delicato, suscitò grande emozione e le procurò molti attestati di stima anche tra i vertici del corpo. Nel suo ufficio in via San Francesco, Sverdigliozzi conserva discretamente la foto della visita in ospedale ricevuta del capo della Polizia Franco Gabrielli.

È mamma di due bimbe, la prima di quattro anni, di appena tre mesi la seconda.

Dottoressa ci tracci un quadro delle donne nella polizia di stato, se godono di pari opportunità rispetto ai colleghi.

«Oggi ci sono 15.300 poliziotte su 98.957 totali, il 15%. A dire il vero salendo nella qualifica sale anche la percentuale di donne, da commissario in su troviamo più donne nelle posizioni di comando rispetto a quelle iniziali forse perché riescono molto bene negli studi e un numero sempre maggiore vince i concorsi. Ma gli incarichi altamente operativi, come il mio, sono ancora appannaggio degli uomini. È innegabile che le donne devono fare i conti con la famiglia. Non ci sono ancora donne capo della Polizia, poche anche le donne questore. Ma se valgono, hanno competenze e tenacia, vanno avanti. Certo una donna deve sempre dimostrare di valere di più e sgomitare, vincere anche rispetto ad altre donne».

Come capo della Squadra Mobile lei è responsabile della polizia giudiziaria dell’intera provincia. Come si fa ad essere così operative e portare avanti una famiglia con due bambine piccole?

«Con una buona organizzazione della giornata fin dal risveglio e una precisa ottimizzazione dei tempi. E con l’aiuto di un compagno intelligente che sa tollerare gli imprevisti, di una nonna disponibile e di una tata. Spesso il lavoro me lo porto a casa, lavoro in media 60 ore settimanali, il cellulare squilla h24 e non potrebbe essere diversamente. Essere mamme in prima linea è ancora più complicato, bisognerebbe implementare politiche sociali e familiari, non si può solo contare sulla buona volontà di chi ci sta vicino».

Cosa le piace particolarmente del suo lavoro?

«Trovo interessante che non sia routinario, ogni giorno è diverso dagli altri, è emotivamente coinvolgente, ma al tempo stesso l’imprevisto rappresenta l’anello debole della complicata ragnatela tessuta».

Siamo tutti concordi che l’8 marzo abbia poco a che vedere con i festeggiamenti. Come vive questa giornata quali riflessioni le suggerisce?

«L’8 marzo la vivo come una giornata volta a ricordare non solo le conquiste sociali, economiche e politiche delle donne ma anche le violenze di cui le donne sono purtroppo vittime. A tal proposito ricordo l’iniziativa della Polizia di Stato “Questo non è amore” con l’obiettivo di creare momenti d’incontro volti a rompere l’isolamento e il dolore delle vittime di violenza di genere, offrendo il supporto di un’equipe di operatori di Polizia specializzati, che forniscono informazioni sugli strumenti di tutela e di intervento in situazioni di violenza e stalking».

Quali sono i dati relativi a episodi di violenza sulle donne a Pisa?

«Nel 2017 abbiamo avuto 41 procedimenti penali per maltrattamenti, 15 per atti persecutori e molestie, 20 per violenze sessuali. Le denunce arrivano sia da donne italiane che straniere, che hanno però più difficoltà a venire allo scoperto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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