Il Tirreno

Pisa

«Insegnamo la cultura del rispetto»

di Roberta Galli
«Insegnamo la cultura del rispetto»

Parla Paola Viegi, funzionaria pubblica impegnata nel sociale con il Centro San Marco

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PISA. Porta la firma di Paola Viegi, presidente del Centro San Marco di Pisa, la mostra dedicata alle donne e al loro lavoro: “Women at work. Mani e Sorrisi”, la cui inaugurazione è in programma sabato 17 marzo alla Leopolda.

Una grande mostra, ma anche una occasione per far conoscere alla città il “Gruppo in Rosa Circolo 7 Settembre” e il talento di due fotografe, Marina Sacchelli e Sabrina Roggero, che con le loro immagini animeranno l’evento. Ed è infatti proprio di donne e della condizione nella società di oggi abbiamo voluto fare una chiacchierata con Paola Viegi, da oltre 30 anni dipendente della Provincia di Pisa, ma da sempre impegnata nel volontariato verso i più deboli, come coordinatrice del Centro San Marco di Pisa, e con una grande passione per la politica.

Paola Viegi, sposata con un figlio di 27 anni, conosce bene il mondo delle donne, grazie ad una finestra privilegiata che è quella del Centro San Marco.

Paola, le donne purtroppo sono ancora vittime di violenza. Secondo lei cosa bisogna fare per affermare ancora di più i diritti rosa e sviluppare una cultura della non violenza?

«Contro la violenza sulle donne (e non solo) serve agire promuovendo la cultura del rispetto. Dunque curare l’aspetto delle relazioni sin da quando si è piccoli».

Lei oltre essere impegnata nella vita pubblica spende molto del suo tempo nel sociale. A Pisa qual’è per la sua esperienza la situazione in relazione al fenomeno della violenza sulle donne? È in aumento?

«Ho sempre avuto predisposizione all’ascolto, mi sono occupata e mi occupo di volontariato dall’età di 16 anni e da 10 seguo le famiglie in tutte le loro criticità. Sono infatti Coordinatrice del Centro San Marco che a Pisa afferisce alla Parrocchia di San Marco alle Cappelle, oltre a fare supporto scolastico ai bambini adolescenti gestiamo uno sportello di ascolto al quale possono approcciarsi tutti: uomini, donne, giovani e anziani. Sono però le donne che hanno più il coraggio di “aprirsi”. Le problematiche che ci rappresentano sono molteplici ma soprattutto c’è un sommerso di violenza sia psicologica che fisica, che non va sottovalutato. Ho spesso denunciato la situazione, sia pubblicamente che non, in questi 10 anni di presenza del Centro. Lavoro all’Ufficio Pari Opportunità della Provincia, che è un osservatorio speciale rispetto ai dati sulla violenza poiché interagisce con la rete dei soggetti che contrastano la violenza di genere. I dati che ho e che sono pubblicati sul sito della Provincia sono di livello provinciale: dal 2009 al 2016 12 sono stati i femminicidi di donne residenti sul territorio e quasi 1850 le donne che si sono rivolte ai centri antiviolenza, 48 le segnalazioni al Codice rosa. Ma, in base alla mia esperienza di volontariato, sono convinta che sono molte le donne che hanno ancora troppa paura a parlare».

Nella società di oggi si parla spesso di parità tra uomo e donna. Soprattutto, ma non solo, nel lavoro. È un’obiettivo secondo lei raggiunto nella nostra società?

«No, nonostante la nostra sia una società sviluppata ed evoluta, è ancora alta ad esempio la percentuale di lavoratrici entrate in maternità che, una volta tornate, vengono licenziate. Stesso destino se la lavoratrice donna deve prendersi cura di bambini o familiari malati: le troppe assenze non piacciono ai datori di lavoro».

Alla luce della sua esperienza come è riuscita a coniugare la sua vita lavorativa con quella familiare?

«Gli equilibri sono sempre in bilico, ed ho spesso sensi di colpa per non riuscire a conciliare tutto. Non è facile per me accettare e far accettare ai familiari che le ore trascorse al lavoro non sono separate dalla mia vita privata e personale, anzi ne sono parte integrante».

Ritiene di aver avuto le stesse opportunità dei colleghi uomini?

aPer quanto riguarda i diritti, ovviamente sì. Per la carriera no, ma non credo dipenda dal concetto “le carriere son solo maschili”, nel settore pubblico i meccanismi sono collegati alle valutazioni e a volte i criteri sono stati penalizzanti per chi, come me, è impegnato nella società civile e in politica».

Oggi, 8 marzo, è la festa della donna. Che significato ha per lei questa ricorrenza?

«Mi ricorda tutte le conquiste delle donne in ambito economico, politico e sociale ma anche le discriminazioni e le violenze di cui le donne, purtroppo, continuano ad essere ancora sottoposte».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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