Sicurezza
Morti improvvise: una banca dati per prevenirle
Il progetto Just monitora 120 decessi dal 2000. Analisi sui reperti per scoprire patologie genetiche e poi attivarsi su familiari o eredi
PISA. Non esistono morti inspiegabili. C’è un perché a tutto. La sfida da vincere è avere gli strumenti per anticipare, conoscendo meglio se stessi, quello stop del cuore provocato da patologie rare, ma non ignote. La morte di Davide Astori, capitano della Fiorentina, è una tragedia privata diventata dolore collettivo. Per l’età del calciatore e per il rovello su come sia stato possibile che accadesse a uno sportivo professionista. Se è capitato a uno come lui, a maggior ragione chi non si controlla si sente a rischio a meno che non voglia affidare la propria esistenza sempre e comunque alla fatalità. L’arresto cardiaco in una persona cosi giovane colpisce molto perché sembra impossibile che il cuore si fermi senza una malattia apparente. Soprattutto se si pensa a un calciatore di serie A, che si presume sia sottoposto a screening periodici. Era il 14 aprile 2012 quando durante Pescara-Livorno il giocatore amaranto Piermario Morosini morì sul campo in pochi istanti. Senza avere i riflettori dello sport di casi Astori ce ne sono stati a decine in provincia di Pisa. E di fronte a quegli addii silenziosi, ma non meno strazianti per le famiglie, due professionisti della scienza hanno deciso che era necessario fare qualcosa. Sono il professor Michele Emdin, del Cnr e Fondazione Monasterio, e il professor Marco Di Paolo, medico legale dell’Azienda ospedaliera. Stanchi di assistere a una contabilità luttuosa rubricata come morte improvvisa e destinata a restare un fascicolo conosciuto solo da chi ha perso il proprio caro, i due docenti hanno deciso di promuovere il progetto Just (Juvenile Sudden death - Morte cardiaca improvvisa giovanile: conoscerla per prevenirla) finanziato dalla Fondazione Pisa. L’obiettivo è quello di studiare i casi passati, capire cosa è successo e informare con analisi calibrate per una prevenzione mirata. La data di partenza è gennaio. Il cantiere è appena agli inizi.
Professor Di Paolo, come funziona il progetto Just?
«Questo studio presuppone un braccio retrospettivo capace di andare ad analizzare tutti i casi di morte improvvisa cardiaca dal 2000 ad oggi. Il metodo è quello di studiarli in maniera approfondita, facendo tutte le indagini che non sono state fatte al momento del decesso. Anche perché i progressi della genetica si sono sviluppati nel corso degli anni e alcune novità sono conquiste relativamente recenti. È giusto mettere insieme una casistica anche per creare un registro e avere sotto mano per Pisa e provincia quelli che sono i dati relativi a questo fenomeno».
E in termini pratici come può essere fatto?
«Rivedendo tutti gli accertamenti clinici eventualmente disponibili. Da un semplice elettrocardiogramma ad esempio possono arrivare spunti importanti. E poi l’approfondimento anche dal punto di vista genetico. Una volta fatta l’autopsia abbiamo un archivio che conserva piccolissimi frammenti bioptici. Sono reperti che mettiamo in paraffina per la conservazione. All’istituto di medicina legale disponiamo di una casistica che risale a 50 anni fa. Si estrae il Dna dalle mummie, figuriamoci da questi pezzettini quante potenzialità ci sono».
Sì, ma una volta analizzata la porzione di tessuto?
«Si procede come fosse un “cold case” con il dettaglio genetico. Andiamo a vedere se questi tessuti esprimono alterazioni genetiche che possono spiegare certe malattie».
Tutto questo non viene fatto al momento della morte della persona per cause all’apparenza inspiegabili?
«La Procura si ferma alla ricerca della responsabilità penale. Il problema è quello. Di giovani che muoiono così all’improvviso ce ne sono e senza che ci sia da trovare un colpevole. Astori fa notizia, ma il fenomeno purtroppo non è sporadico. A volte non si fanno le indagini che si dovrebbero fare. È questo l’aspetto su cui sensibilizzare l’opinione pubblica. Nel momento in cui si conosce il fenomeno, si studia, si può fare prevenzione, ma se non si fa un’analisi a tappeto su quello che è successo si resta sempre al punto di partenza. Al contrario con Just noi vogliamo avere veramente in mano la casistica del territorio sapendo dove, quando e perché è accaduto l’evento e facendo poi gli approfondimenti specifici. Senza questa conoscenza è difficile comprendere quali sono le possibilità che il fenomeno si ripresenti».
Tradotto nel concreto. Questo progetto come può essere utile a livello preventivo?
«È fondamentale lo studio genetico per scoprire l’eventuale alterazione. Nel momento in cui tra le persone decedute veniamo a sapere che la causa della morte è una patologia ereditaria e genetica possiamo contattare parenti e familiari. Senza fare terrorismo o allarmismo è possibile magari avvertire un fratello o un figlio consigliando di sottoporsi ad accertamenti. Ereditarietà e genetica sono alla base di tutto. Per questo è indispensabile un database sui circa 120 casi dal 2000 ad oggi. Si tratta di decessi all’apparenza inspiegabili su cui ora dobbiamo concentrarci».
Come arrivate a questo dato?
«La raccolta parte da me e dal professor Emdin che, insieme, abbiamo deciso di impegnarci su questo fronte. L’anno di partenza è il 2000. La casistica arriva da medicina legale, ma anche da anatomia patologica. Alla fine c’è un campione di circa 120 selezionati in provincia. A ben vedere la prassi ora è che una volta accertata la morte non si va tanto a fondo. Ma anche in assenza di responsabilità dobbiamo dare una risposta scientifica per questi decessi».
In letteratura scientifica si parla di morte cardiaca improvvisa (Mic). Una condizione nella quale il battito cardiaco si ferma improvvisamente ed inaspettatamente.
«Il concetto di morte improvvisa non è una patologia. È la descrizione di un modo di morire. Quando cioè uno muore in maniera inaspettata e fino a un secondo prima sembrava sano. È una morte inspiegabile che, però, deve essere spiegata. Nei casi selezionati la fascia di età di interesse scientifico è sui 45 anni. Just è un progetto serio a cui teniamo moltissimo. L’ambizione è di mettere i puntini sulle “i” dove non ci sono».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
