La manifestazione
«Non esiste il diritto a operare per sempre»
La Cassazione respinge il ricorso per risarcimento danni di cinque chirurghi che si ritenevano messi da parte
PISA. Anche i “baroni” della medicina, come i dirigenti medici della cardiochirurgia, l'aristocrazia dei camici bianchi, possono essere rottamati e sostituiti da nuovi colleghi più al passo con le nuove tecniche e in grado di assicurare meglio il diritto alla salute dei cittadini. Perché non esiste alcun diritto dei chirurghi, per quanto bravi, ad operare per sempre e a pieno ritmo.
Lo sottolinea la Cassazione respingendo il ricorso di un gruppo di primari di cardiochirurgia del Policlinico di Pisa, eccellenza italiana, contro la decisione dell'amministrazione ospedaliera di non farli operare nel nuovo reparto affiancato a quello già esistente e ritenuto inadeguato.
I cinque promotori del ricorso, che non erano stati inseriti nella nuova unità sperimentale, hanno sostenuto di essere stati emarginati perché «si erano visti privare della possibilità di effettuare interventi chirurgici qualitativamente e quantitativamente adeguati alla professionalità posseduta». Per questo volevano un ulteriore risarcimento danni, non contenti di aver ottenuto dalla Corte di Appello di Firenze, nel 2011, quattro anni di doppio stipendio per il periodo 2000-2004 quando ancora non era stato nominato il dirigente che avrebbe inglobato le loro mansioni. Nel respingere il ricorso dei primari “dismessi”, la Cassazione - nel verdetto 4986 - ha spiegato che «il dirigente medico non ha un diritto soggettivo a effettuare interventi che siano qualitativamente e quantitativamente costanti nel tempo, sicché non può opporsi a scelte aziendali che siano finalizzate a tutelare gli interessi collettivi, n alle direttive impartite dal responsabile della struttura che perseguano l'obiettivo di garantire efficienza e qualità del servizio da assicurare al paziente».
Nel confermare l'estromissione dei cinque medici, la Suprema Corte ricorda che la legge assegna al dirigente della struttura complessa «il potere di direzione. La necessaria tutela del fondamentale diritto dei cittadini alla salute impone al dirigente della struttura e, nel caso di attività chirurgica, al capo équipe di organizzare e sorvegliare anche il lavoro altrui in modo tale da prevenire errori». Pertanto, nel rispetto del criterio dell'efficace utilizzo delle risorse e dell'erogazione di prestazioni «appropriate e di qualità», la Cassazione afferma che «ai fini della distribuzione degli incarichi (nella specie degli interventi chirurgici ai medici del reparto) assumono valore prioritario la competenza e la capacità degli operatori sanitari, dovendosi ritenere una diversa soluzione, che assegni preminenza ad un criterio di equa ripartizione del lavoro, in contrasto con il fondamentale diritto alla salute». Ai primari rottamati resta il diritto a non essere lasciati in inattività - i cinque sono stati collocati nella meno blasonata chirurgia vascolare, compatibile con il loro background - e a non svolgere funzioni «che esulino del tutto dal bagaglio di conoscenze specialistiche possedute». Canta vittoria il Policlinico Pisano: accolta la sua istanza che contesta i quattro anni di doppi stipendi, la riesaminerà la Corte di Appello di Roma.
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