Il Tirreno

Pisa

Delitto del Palabingo, assolto Paolini

di Pietro Barghigiani
Delitto del Palabingo, assolto Paolini

Sparò e uccise il bandito-collega che voleva rapinarlo. «Ho agito correttamente, torno alla mia vita»

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PISA. Un’assoluzione piena. Di quelle che non lasciano ombre. Simone Paolini agì per legittima difesa quando alle 4,27 del 14 agosto 2015 sparò e uccise con due colpi di pistola un bandito armato che lo aveva minacciato con il volto oscurato da un casco per rapinarlo dell’incasso appena prelevato al Palabingo di Navacchio.

«Assolto perché il fatto non costituisce reato» ha sentenziato il gup Giuseppe Laghezza dopo circa un’ora di camera di consiglio. Lo stesso pm Lydia Pagnini aveva chiesto l’assoluzione per l’imputato di omicidio preterintenzionale, difeso dall’avvocato Erminia Imperio, con la stessa formula riconosciuta anche dal giudice. La parte civile, la vedova di Davide Giuliani, 46 anni, di Montecalvoli, anche per le due figlie minorenni, rappresentata dall’avvocato Isabella Saba aveva invocato una condanna per eccesso colposo di legittima difesa subordinando la concessione della condizionale al pagamento di una provvisionale di 150mila euro. L’udienza è durata circa tre ore in camera di consiglio con rito abbreviato. È stato sentito solo il consulente della difesa, Simone Montaldo, criminologo e docente di psicologia della testimonianza.

La sentenza restituisce a Paolini, 38 anni, di Pisa, la serenità giudiziaria di un verdetto che mette nero su bianco quello che, in cuor suo, aveva sempre saputo e sostenuto.

«Ho agito correttamente e ora anche il giudice lo conferma» commenta sollevato il dipendente dell’istituto di vigilanza “Guardie di città”.

Cosa si ricorda di quella notte?

«Ho visto una persona con il casco e una pistola in pugno contro di me. Si è avvicinato allo sportello. Ha cercato di aprirlo. Ne è nata una colluttazione e ho esploso due colpi. Non ha urlato, né ha desistito. Nel corpo a corpo il casco, che non aveva allacciato, si è sfilato. L’ho riconosciuto. “Ma sei Davide” gli ho detto. Lui mi ha risposto: “Dammi i soldi, ne ho bisogno, altrimenti mi tolgono le figlie”. Ha provato anche a cercare l’incasso (6mila euro, ndr) nell’abitacolo. Poi è fuggito».

Come si convive con il pensiero di un’esperienza del genere?

«Mi sono stati molto vicini i familiari, l’avvocato Imperio e pochi amici fidati. Il trauma psicologico è enorme. Mi sto riprendendo gradualmente grazie al fatto di concentrarmi sulla consapevolezza di aver agito nel giusto».

Giuliani, all’epoca in congedo parentale per assistere il padre, le disse che aveva bisogno di soldi. Sapevate tra colleghi che avesse qualche problema finanziario?

«Non da fare una rapina. Se ci avesse chiesto una mano lo avremmo aiutato. Siamo un gruppo, si creano legami».

Ci sono stati contatti con la moglie di Giuliani?

«Sì, qualche mese dopo l’episodio. Ci siamo incontrati in uno studio legale. Le feci le condoglianze e le dissi che ero dispiaciuto, soprattutto per le figlie».

Niente scuse?

«No, quelle no».

Ora come immagina la sua vita?

«Vorrei tornare a fare quello che facevo prima. Riprendermi la mia vita che si è interrotta il 14 agosto 2015. Devo ripartire. Ringrazio l’azienda per avermi dato la possibilità di restare con mansioni diverse. Spero di poter ottenere di nuovo il porto d’armi».

È pronto a fare di nuovo la guardia armata?

«Sì, certo. Non vedo il problema. Ho fatto quello che dovevo fare in quel momento. Non avrei alcun disagio a impugnare di nuovo un’arma».

Assolto, ma con il peso di aver ucciso una persona.

«È un rovello che mi accompagnerà per tutta la vita. Come si fa a non pensarci. Non si può rimuovere. Ma in quella situazione non potevo comportarmi diversamente. È questo che mi dà la forza per ripartire e voltare pagina dopo quello che ho vissuto».

L’avvocato Imperio ha assistito Paolini fin dal primo giorno. È soddisfatto per la sentenza. Dichiara: «Apprezzo l’onestà del pm Pagnini che ha interpretato in modo corretto le risultanze investigative dei carabinieri. Un pensiero è doveroso anche per il compianto dottor Antonio Giaconi, primo magistrato a occuparsi del caso, che condusse le indagini in maniera esaustiva. E sottolineo il contributo del dottor Montaldo che ha valutato il comportamento di Paolini giudicandolo congruo con le best practice seguite in casi analoghi dalle forze armate, dagli addetti alla sicurezza e anche dall’Fbi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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