Proteste
Moschea, verso un altro ricorso
Lo annunciano i rappresentanti del Comitato “Il popolo decide”
PISA. «Perché ai garanti del Comune ed alla stessa amministrazione comunale, il referendum consultivo sulla moschea fa così paura?». Se lo chiedono Manuel Laurora, Michele Berretta e Francesca Ughi del comitato “Il popolo decide” che preparano un altro ricorso contro lo stop da parte dei garanti del Comune (Dania Del Rosso, Roberto Romboli, Nicola Pignatelli) “perché il referendum nasconde motivi discriminatori”. Secondo il comitato invece, carte alla mano, il testo referendario è esattamente «identico a quello scritto dagli stessi garanti» . Laurora dice: «Ci hanno dato degli ipocriti e di gente che fa discriminazioni mentre in vece noi abbiamo proposto due volte, ben due volte un referendum che chiama i cittadini a pronunciarsi se vogliono uno spazio privato in quel lotto catastale; si tratta dunque di un quesito di opportunità urbanistica». Secondo il comitato, la moschea non può essere fatta lì perché via Chiarugi è già «satura di case popolari, degli impianti del Cus» e quindi la moschea da mille posti «porta un ulteriore ingolfamento dell’area dove insiste già il mercato di via Paparelli». «Ci chiediamo – interviene Ughi – se il Comune abbia ad esempio interpellato la sovrintendenza visto che la moschea sarà più alta delle mure antiche di Pisa che sono lì a poche centinaia di metri». E poi ancora: «Il nostro referendum è solo consultivo, volevamo onorare quelle 2700 firme già raccolte depositndole in Comune per poi aprire un dibattito in Consiglio comunale, con le associazioni visto che noi non siamo un partito e neppure amministratori e non abbiamo alcun potere di fare atti amministrativi». Sulla totale buona fede di un referendum non discriminatorio, il comitato aggiunge: «Dare voce alla democrazia è un male? Ci siamo già proposti di supportare le petizioni sull’inceneritore ad Ospedaletto, sulla centrale a biomassa sempre ad Ospedaletto e sul nuovo centro commerciale a Cisanello». Il comitato, nel prendere le distanze dal precedente che si chiamava “No moschea” attacca a testa bassa. «Se vi è discriminazione, questa è nei confronti dei cittadini visto che i garanti e il Comune non vogliono far firmare e votare su un argomento così importante; questo è stato il loro unico obiettivo sin dall’inizio dell’iter e per questo sono stati già condannati il 14 febbraio 2018 dal Tribunale di Pisa». E poi ancora: «Non è stata lesa in alcun modo la libertà di culto, c’è un centro culturale islamico in via delle Belle Donne e una moschea in via Cattaneo, ed invece sono stati violati i principi costituzionali della sovranità popolare, dell’uguaglianza, della libertà di manifestazione del pensiero e della democrazia partecipativa». “Il popolo decide” proseguirà con fermezza la sua attività in ogni sede, giudiziale e stragiudiziale.
Carlo Venturini
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